Marin Faliero – Il Blog La Politica e la Gente Comune

9Mar/083

IL PD NON E’ INEDITO, MA LA SOMMA DI DS E MARGHERITA CHE APPOGGIAVANO PRODI

In questi giorni, da diverse parti, ho letto che Vuòlter è la novità schiacchiante del confronto elettorale e che corrisponde a menzogna l'insinuazione che il Governo Prodi sia stato interamente cooptato nel Partito Democratico.
Non che ci trovassi nulla di scandaloso, ma ho voluto fare una verifica semplice semplice.
Come per una ricetta vi rivelo gli ingredienti usati per il controllo:
1) si prendono i ministri, viceministri e sottosegretari del Governo Prodi su: http://www.governo.it/Governo/Ministeri/ministri_gov.html
2) si prende la lista dei candidati del Partito Democratico per la Camera:
http://www.partitodemocratico.it/allegatidef/Liste_Camera46066.pdf
3) si prende la lista dei candidati del Partito Democratico per il Senato:
http://www.partitodemocratico.it/allegatidef/Liste_Senato46066.pdf
Si incrociano e si ottiene:
A) Il Governo Prodi aveva due Vice-presidenti del Consiglio;
entrambi sono candidati nel PD (Rutelli e D'Alema)
B) Il Governo Prodi aveva 4 Sottosegretari di Stato alla Presidenza del Consiglio; la metà (Enrico Letta, Ricardo Franco Levi) sono canditati nel PD;
C) Il Governo Prodi aveva 8 ministri Senza Portafoglio;
tutti e 8 sono candidati nel PD (Lanzillotta, Santagata, Nicolais, Pollastrini, Bonino, Chiti, Bindi Melandri)
D) Il Governo Prodi aveva 18 ministri Con Portafoglio;
2 di loro hanno lasciato gli incarichi istituzionali (D'Amato, Padoa Schioppa)
5 di loro hanno lasciato dopo la nascita del PD (Mastella, Mussi, Ferrero, Pecoraro Scanio, Bianchi)
11 di loro sono candidati nel PD (D'Alema, Bersani, Fioroni, Bonino, Damiano, Parisi, De Castro, Di Pietro, Turco, Rutelli, Gentiloni;
D) Il Partito Democratico ha ricandidato 6 dei 9 vicemistri di Prodi
E) Il Partito Democratico ha ricandidato 24 dei 58 sottosegretari di Prodi
Il PD non è esattamente la fotocopia del Governo Prodi anche se di 99 elementi mancano all'appello solamente quelli di 'Area Prodi' o appartenenti a forze politiche escluse dal PD (Verdi, Socialisti, Rifondazione, Comunisti Italiani, Sinistra Democratica, Udeur).
Il file *.pdf con il confronto lo visualizzate qui
Il PD è il nome nuovo dietro il quale si nascondono i vecchi amici di DS e Margherita, sempre quelli però

25Gen/082

PRODI – IL SUICIDIO RITUALE (SEPPUKU)

Il Samurai Prodi ha trovato la gloriosa morte che cercava nella battaglia al Senato, soverchiato dal nemico e dai tradimenti degli alleati.
Ora che la guerra sembra essere finita, quindi, c'è il tempo per riflettere sui motivi del fallimento, sulle prospettive future, sul destino di quelle elezioni che oggi sembrano inevitabili.
Questa mattina ho letto il necrologio di Ezio Mauro su Repubblica ("Così muore il centrosinistra") e l'analisi di Massimo Franco sul Corriere della Sera ("L'ostinazione e la disfatta").
Entrambi gli articoli offrono una lettura interessante dell'epilogo cui si è giunti soffermandosi però, a mio modo di vedere, su un piano di lettura dei fatti molto legato a dinamiche antiche.
Certo non sono nessuno per criticare due monumenti del giornalismo italiano, ma è evidente come il loro commento politico privilegi valutazioni quasi meccaniche della crisi.
Prodi ha perso la partita a causa della nascita del PD, che ne ha messo in discussione il ruolo di leader; oppure in conseguenza delle insanabili tensioni tra l'ultrasinistra e la componente cattolica, che hanno indebolito l'azione di governo; oppure il voltafaccia dell'Udeur.
Tutto vero ma anche tutto troppo banale rispetto al clima generale che si respira.
La crisi della coalizione di centrosinistra é stata straziante, ma ridurre la nascita del PD ad un fatto destabilizzante per Prodi significa aver mangiato la foglia.
Il PD non è nato per caso durante la legislatura, ma per far riconoscere agli italiani un soggetto diverso da quello impresentabile che li governava.
Nessuna confusione, insomma, ed a maggior riprova la dichiarazione di Veltroni che intende correre in solitario qualora vi fossero le elezioni.
Hanno capito per primi che i consensi elettorali (che a loro interessano tanto) non sono più relegati entro i recinti già conosciuti, ma vagano allo stato brado in cerca di cibo.
L'elettorato si è sganciato da vecchi amori ormai senza passione, risvegliato con i sali dagli estratti conto, da Beppe Grillo, dalla magistratura, dai libri come "La Casta" e dai blogger.
Sbaglia grossolanamente chi ancora ritiene che da una parte vi siano gli elettori di sinistra, più fedeli di Argo il cane di Ulisse, e dall'altra i cosiddetti moderati, mai abbastanza decisi per saltare il fossato.
Le scelte strategiche dei protagonisti della crisi non possono non aver tenuto conto dell'opportunità di sfruttare in futuro questo straordinario nomadismo.
Parlate con amici e conoscenti, nel vostro personale campione per sondaggi, e troverete conferma di questa sensazione, percependo il disincanto verso tutte le bandiere ideologiche tradizionali.
L'incubo del mutuo, del lavoro precario, delle carte revolving, della spesa e del tenore di vita perduto non hanno colore né ideologia, colpiscono ecumenicamente il "parco buoi" della politica, che si ritrova oggi affrancato e rancoroso, desideroso di trovare una soluzione ai propri problemi, rapida, da qualsiasi parte essa provenga.
Non c'è fascista, comunista o fondamentalista che possa rinunciare per educazione preconcetta al pane, alla benzina, al riscaldamento, ad un vita decorosa, alla tranquillità economica propria e dei propri familiari.
L'elettorato non è più quello del passato, che per convincimento ideologico confermerebbe Romano Prodi per questioni “di scuderia”.
Ma nemmeno Berlusconi, se è per questo.
La crisi, quindi, trova le proprie origini in una intuizione cinica che si rivelerà, però, corretta: il cane ora ha fame e si piazzerà presto davanti alla porta di chi gli da da mangiare.
E Veltroni, che è furbo di sette cotte, ha già comprato la carne macinata che ci sventolerà sotto il naso.
Ciao ciao, Romano, Mastella è stato solo l'uomo giusto al momento giusto.
24Gen/083

PRODI E L’ULTIMO SAMURAI

Romano ce l'ha fatta.
Ottenuta la fiducia alla Camera, dove appariva peraltro scontata, i cronisti lo descrivono avvicinarsi baldanzoso verso palazzo Madama.
Al Senato, però, non sembra attenderlo l'en plein.
Gli analisti hanno infatti consumato le calcolatrici per verificare la possibilità di ottenere la fiducia, senza però trovare alcuna soluzione alle defezioni di Dini (e Diniani), Turigliatto, Pallaro, Mastella (e l'Udeur).
Solo una clamorosa botta di culo o un'improvvisa epidemia influenzale nelle fila dell'opposizione potrebbero salvare il nostro eroe, che in pratica è fottuto, ma non molla.
Viene alla mente la storia di Noubo Sangrayban, ultimo soldato giapponese arresosi dopo la fine del secondo conflitto mondiale.
Fedele al proprio solenne giuramento di fedeltà all'Imperatore lottò nell'isola di Mindoro (Filippine) sino ad esaurire le munizioni, per poi imbracciare arco e frecce.
Solo nel gennaio 1997, ormai ottantacinquenne, decise esausto di consegnarsi ad una sconcertata missione scientifica occidentale.
Romano e Noubo, due irriducibili.
Una cosa, però, distingue forse il secondo.
Noubo, infatti, appreso cosa l'aspettasse nel nuovo Giappone decise di ritirarsi nell'isola dove aveva combattuto per oltre cinquant'anni.
La Mindoro di Romano, invece, è già stata occupata manu militari da Vuòltèr Veltroni.
Romano non ha più nemmeno una casa, come centinaia di migliaia di bamboccioni......

5Dic/070

E’ SERENO, STATE TRANQUILLI

Il Governo Prodi è caduto un'altra volta nel dibattito alla Camera sulla legge finanziaria.

Il radiologo dice però di stare tranquilli, le fratture sono composte.
La crisi è stata aperta dalle dichiarazioni di Fausto Bertinotti, che guidava la macchina da due anni l'anno in cui nasceva Zapatero.
Se non capite scorrete i post precedenti