Marin Faliero – Il Blog La Politica e la Gente Comune

15Ott/080

Brigitte Bardò Bardò

Dopo il 'colpo d'anca' a sinistra di lunedì (e quello piccino a destra di martedì) le borse hanno ricompattato il trenino che ci condurrà tutti verso nuove esperienze e conoscenze.
Chi è nato dopo il 1929 avrà, suo malgrado, una occasione unica per comprendere il mondo finanziario ed i suoi effetti su quello reale

14Ott/082

E’ il momento adatto per investire in Islanda (borsa -76%)

REYKJAVICK - In Islanda la crisi finanziaria continua a colpire. Dopo il vero e proprio fallimento dello stato nordico, con la corona che crollava e con il governo che è stato obbligato a nazionalizzare tutte le sue banche e a negoziare con la Gran Bretagna il risarcimento ai conti bloccati delle controllate degli istituti di credito islandesi presenti nel Regno Unito, ora arriva anche il crollo della Borsa. È infatti un vero e proprio tracollo finanziario quello che si è verificato sul mercato di Reykjavick. Dopo tre giorni di totale chiusura, la Borsa ha segnato un profondo rosso, perdendo il 76,13%.

Un paese in saldo

13Ott/080

Il rimbalzo delle Borse, il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto?

Allora:

i traders americani hanno ritenuto inadeguato il piano dell'amministrazione Bush, sfiorando il famigerato 'meltdown' la scorsa settimana: nazionalizzazione di alcuni istituti, garanzia sui depositi, sostegno finanziario alle banche in difficoltà , ricapitalizzazione e garanzie pubbliche sui prestiti interbancari.

Quelli europei sono invece soddisfatti delle misure prese in ambito 'comunitario' e comprano a tutto spiano: nazionalizzazione di alcuni istituti, garanzia sui depositi, sostegno finanziario alle banche in difficoltà, ricapitalizzazione e garanzie pubbliche sui prestiti interbancari.

Al di là dei risultati di giornata, indubbiamente positivi, cosa c'è da pensare?

10Ott/081

In fumo altri 400 miliardi (foto)

Per uno che piange c'è sempre qualcuno che ride

6Ott/084

Nervi saldi. Siamo solidi

26Set/082

Crolla il motore dell’economia mondiale e nessuno, apparentemente, ne risente. Possibile?

Mi viene difficile immaginare che la dimensione economica europea, da sempre subalterna di quella statunitense, non risenta in alcun modo nel dissesto economico di soggetti come:

Lehman Brothers

Goldman Sachs

Morgan Stanley

Bearn Stearns

Merril Lynch

Aig

Washington Mutual

Tutto procede con disarmante normalità, quasi fosse crollata una cassa di risparmio di Andorra, isn't it?

Linko questo post di aghost, interessante sulla questione