Euro alla Patria

Non so perchè, ma la tassa sugli immigrati mi ricorda tanto la raccolta dell'oro per la guerra d'Etiopia.
Una operazione mediatica, più che di sostanza (nel 1935 si raccolsero 33 tonnellate di oro e 93 di argento, ora rispettivamente a 20.000 e 260 € al Kg e la guerra ne costò 37 miliardi).
Una cosa tanto spettacolare quanto di dubbio gusto, posto che si poteva ottenere l'identico risultato in maniera molto meno plateale, inventando due o tre balzelli ad hoc dei quali non si sarebbe accorto mai nessuno.
Figurarsi Ray Charles 'Obama' Veltroni.
Sembra un 'riscatto' pagato alla Lega e destinato ad alimentare, fondamentalmente, le discussioni da taverna.
No?
dove mettiamo 650.000 clandestini?

Oggi pranzavo a casa con un amico (risi e bisi) ed insieme ascoltavamo e commentavamo le notizie del telegiornale.
Sul reato di immigrazione clandestina, tra due persone di diverse ideologie, le posizioni sono state sin da subito contrapposte, fieramente motivate e virilmente difese.
Io, da buon uomo di destra, mi sono dichiarato fino all'estremo favorevole all'introduzione del nuovo delitto, senza però essere in grado di replicare a questa considerazione: "Ok, abbiamo 650.000 clandestini nella pancia, tutti fuorilegge, dove li mettiamo?"
Silenzio, di tomba.
Del resto se dico una coglionata devo perseverare a difenderla anche quando non è sostenibile?
Ed forse pensabile che se ne vadono loro sponte?
Ma poi, infine e soffermandoci a pensare bene bene, perché se ne dovrebbero andare?
I flussi migratori delle popolazioni sono regolate da millenni dal bisogno e dalla necessità, chi l'ha risolta senza fare del male a nessuno per quale motivo dovrebbe rinunciare ad una piccola speranza, a migliori condizioni di vita per sé e per la propria famiglia?
La soddisfazione dell'ansia prestazionale del Ministro Maroni e delle sue profferte elettorali mi risulterebbe uno stimolo 'debole' se avessi un lavoro (anche pagato in nero), da mangiare, dormire e vestire, figli con la speranza di vedere vivi i trent'anni.
Forse ci siamo ridotti a suddividere gli stranieri in utili per la nostra economia e delinquenti, senza mezzi termini e senza voler riconoscere che i veri problemi sono invece creati da due fattori conosciuti: l'impossibilità di identificare i nostri ospiti e la mortificante percezione che non ci riconoscano come 'padroni di casa'.
Spesso sembra volerci interessare solo il fatto che lavorino e paghino le tasse, eterna medicazione dell'epidemia migratoria in terra nostrana, ma siamo intimamente turbati dal non sapere, verificare, e controllare origine e destinazione degli stranieri.
Sono qui per integrarsi o meno?
E chi meglio degli stranieri stessi potrebbe indicarci i soggetti sui quale puntare e quelli da allontanare?
Non è forse vero che le reali vittime dello status quo sono proprio gli immigrati laboriosi e consapevoli delle nostre regole?
Facciamo decidere a loro chi rimandare a casa



