2 italiani su 5, forse, consumano tutto il reddito

Nel post di ieri commentavo la notizia relativa al crollo del fatturato industriale, azzardando il sospetto che il dato non fosse estemporaneo ma strutturale, conseguenza della situazione di difficoltà economica di molte famiglie, e della relativa contrazione dei consumi.
Poichè nei commenti mi è stato chiesto se disponessi di qualche documento relativo allo 'stato del risparmio', nel quale gli italiani primeggiavano nel mondo, pubblico in estratto un'indagine commissionata dalla Acri (Associazione delle Casse di Risparmio Italiane) in occasione dell'83° Giornata Mondiale del Risparmio (31.10.2007), comunque consultabile integralmente in formato PDF a questo indirizzo.
Rispetto al 2006 scende in modo non trascurabile il numero di coloro che riescono a
risparmiare (33%, -4 punti percentuali) mentre aumenta il numero di coloro che non riescono ad
accumulare risparmio (39% del totale, 2 Italiani su 5) perché consumano tutto il reddito; aumenta anche il numero di coloro che sono in “saldo negativo”, ossia che devono ricorrere a prestiti o utilizzano il risparmio accumulato. Dal 2001 a oggi le famiglie in “saldo negativo” sono quasi costantemente cresciute del 2% all’anno, con la conseguenza che negli ultimi sette anni sono più che raddoppiate (dal 13% del 2001 al 27% dell’ottobre 2007: più di un quarto degli intervistati)
Dall’analisi dei gruppi si nota che il 38% delle famiglie è in una situazione di difficoltà. Le famiglie in trend positivo risultano più presenti nelle grandi città, quelle in risalita nei centri medi. Tra le famiglie con trend positivo e in risalita si nota un’importante presenza di imprenditori, dirigenti, professionisti; mentre tra le famiglie “in discesa” è più elevata la concentrazione di commercianti ed artigiani. Gli impiegati sono abbastanza presenti sia tra le famiglie con trend positivo sia in risalita, mentre è alta la concentrazione di operai nelle famiglie “in crisi moderata”.
L’effetto di questa situazione porta ad un numero sempre crescente di persone che non vivono
tranquille se non mettono da parte dei risparmi: erano il 26% nel 2001, il 34% nel 2004, il 43%
oggi. Si riducono sia coloro che risparmiano ma senza grandi rinunce (dal 60% del 2001 al 45% del 2007) sia coloro che preferiscono godersi la vita senza risparmiare (il 14% nel 2003, il 9% oggi). Insomma, l’incertezza e le difficoltà economiche si riverberano sull’atteggiamento riguardo il risparmio:
si riduce sempre di più la quota di coloro che riescono a risparmiare, e nel contempo cresce il
numero di quelli che non riescono a vivere tranquilli se non mettono da parte qualche risparmio.
Non è il Vangelo di sicuro, ma mi sento di accoglierne molti punti.
Se nessuno compra, nessuno produce: Il crollo del fatturato industriale

Recupero ed integro parte di un vecchio post del 23 novembre scorso per commentare la 'ferale' notizia di questa mattina sul crollo del fatturato industriale.
Oltre che un indicatore economico questo è un campanello di allarme sociale: se si produce di meno serve anche meno gente per produrre; parlare di possibili crisi occupazionali non mi sembra carino ma neanche così avventato.
Andiamo però a monte del problema, riflettendo sui consumi interni, un fattore determinante nella formazione delle commesse che vengono trasferite all'industria.
Abbiamo la ricchezza per sostenere un alto tenore nei consumi?
Sfogliando qualsiasi settimanale, ma capita anche con i quotidiani, vi accorgerete che una pagina ogni 3 è occupata da annunci di società finanziarie che propongono prestiti personali.
Fino a qualche anno fa quegli spazi erano occupati da creme miracolose contro la cellulite o improbabili collezioni numismatiche, ma adesso c’è evidentemente bisogno di soldi, non di culi torniti.
Il mercato del credito al consumo è una vera manna dal cielo per gli intermediari finanziari che se ne occupano, riuniti in una associazione di categoria, la Assofin.
Del resto che ci sia un disperato bisogno di integrare la liquidità che manca nelle famiglie lo capiscono anche i babbuini, che purtroppo non possono nè candidarsi nè essere eletti.
Quando ci sono tanti soggetti che offrono soldi (a ben caro prezzo) è solo perché la richiesta di liquidità è molto elevata.
Ma a cosa serve realmente questa liquidità se i consumi non crescono da tempo memorabile?
Per acquistare il maglione alla moda o, forse, per fare la spesa e comperare scarpe, carta da culo e libri di scuola per i marmocchi?
Molte catene di distribuzione hanno introdotto forme di finanziamento per i propri clienti, anche nel comparto alimentare, alimentando le voci popolari sulle difficoltà della cosiddetta 4° settimana.
Carburanti, pane, pasta e latte hanno del resto subito in un anno rincari in doppia cifra, la sola pasta del 17% (fonte Sole 24h).
Io temo che la popolazione acceda al credito sempre più spesso per far fronte alle realtà della vita quotidiana, o a quegli imprevisti cui non riesce più a far fronte con il proprio risparmio.
Se questa fosse un'ipotesi verosimile, è inevitabile che esaurita la linea di credito si faccia un altro debito.
Al maglione si può rinunciare, a pane e pasta no.
Anzi, secondo indagini riportate da Corriere (dicembre) e Federconsumatori (aprile) si è già iniziato a ridurre persino quelli.
Facciamo una banale constatazione: i consumi crollano, i prezzi e l’indebitamento delle famiglie impennano.
Gli utili di esercizio (non il volume di affari) di due tra le principali finanziare specializzate, Agos e Findomestic, sono quadruplicati o raddoppiati dall’introduzione dell’€ ed i bilanci sono disponibili in rete.
Agos produceva al 31.12.2001 (ultimo giorno di vita delle beneamate lire) utili per 15 milioni e 66 mila €, mentre al 31.12.2006 per 64 milioni e 288 mila.
Findomestic è passata dai 50 milioni e 285 mila del 31.12.2001 ai 104 milioni 168 mila del dicembre scorso.
E sono solo due tra le tante società di intermediazione, tra le quali si distinguono ora quelle che offrono il 'consolidamento dei debiti'.
L'evoluzione del debito, di tanti piccoli se ne fa uno solo, più sostenibile.
Tutti questi segnali, a mio avviso, sono sintomatici di un drammatico finale che è già scritto se la deriva non viene contenuta.
E le premesse non sono certo tali da far pensare ad una repentina ripresa dei consumi.
Anzi



