Marin Faliero – Il Blog Sono caustico, me ne rendo conto

20mag/089

Se nessuno compra, nessuno produce: Il crollo del fatturato industriale

fabbrica

Recupero ed integro parte di un vecchio post del 23 novembre scorso per commentare la 'ferale' notizia di questa mattina sul crollo del fatturato industriale.

Oltre che un indicatore economico questo è un campanello di allarme sociale: se si produce di meno serve anche meno gente per produrre; parlare di possibili crisi occupazionali non mi sembra carino ma neanche così avventato.

Andiamo però a monte del problema, riflettendo sui consumi interni, un fattore determinante nella formazione delle commesse che vengono trasferite all'industria.

Abbiamo la ricchezza per sostenere un alto tenore nei consumi?

Sfogliando qualsiasi settimanale, ma capita anche con i quotidiani, vi accorgerete che una pagina ogni 3 è occupata da annunci di società finanziarie che propongono prestiti personali.

Fino a qualche anno fa quegli spazi erano occupati da creme miracolose contro la cellulite o improbabili collezioni numismatiche, ma adesso c’è evidentemente bisogno di soldi, non di culi torniti.

Il mercato del credito al consumo è una vera manna dal cielo per gli intermediari finanziari che se ne occupano, riuniti in una associazione di categoria, la Assofin.

Del resto che ci sia un disperato bisogno di integrare la liquidità che manca nelle famiglie lo capiscono anche i babbuini, che purtroppo non possono nè candidarsi nè essere eletti.

Quando ci sono tanti soggetti che offrono soldi (a ben caro prezzo) è solo perché la richiesta di liquidità è molto elevata.

Ma a cosa serve realmente questa liquidità se i consumi non crescono da tempo memorabile?

Per acquistare il maglione alla moda o, forse, per fare la spesa e comperare scarpe, carta da culo e libri di scuola per i marmocchi?

Molte catene di distribuzione hanno introdotto forme di finanziamento per i propri clienti, anche nel comparto alimentare, alimentando le voci popolari sulle difficoltà della cosiddetta 4° settimana.

Carburanti, pane, pasta e latte hanno del resto subito in un anno rincari in doppia cifra, la sola pasta del 17% (fonte Sole 24h).

Io temo che la popolazione acceda al credito sempre più spesso per far fronte alle realtà della vita quotidiana, o a quegli imprevisti cui non riesce più a far fronte con il proprio risparmio.

Se questa fosse un'ipotesi verosimile, è inevitabile che esaurita la linea di credito si faccia un altro debito.

Al maglione si può rinunciare, a pane e pasta no.

Anzi, secondo indagini riportate da Corriere (dicembre) e Federconsumatori (aprile) si è già iniziato a ridurre persino quelli.

Facciamo una banale constatazione: i consumi crollano, i prezzi e l’indebitamento delle famiglie impennano.

Gli utili di esercizio (non il volume di affari) di due tra le principali finanziare specializzate, Agos e Findomestic, sono quadruplicati o raddoppiati dall’introduzione dell’€ ed i bilanci sono disponibili in rete.

Agos produceva al 31.12.2001 (ultimo giorno di vita delle beneamate lire) utili per 15 milioni e 66 mila €, mentre al 31.12.2006 per 64 milioni e 288 mila.

Findomestic è passata dai 50 milioni e 285 mila del 31.12.2001 ai 104 milioni 168 mila del dicembre scorso.

E sono solo due tra le tante società di intermediazione, tra le quali si distinguono ora quelle che offrono il 'consolidamento dei debiti'.

L'evoluzione del debito, di tanti piccoli se ne fa uno solo, più sostenibile.

Tutti questi segnali, a mio avviso, sono sintomatici di un drammatico finale che è già scritto se la deriva non viene contenuta.

E le premesse non sono certo tali da far pensare ad una repentina ripresa dei consumi.

Anzi