Qualche considerazione contro le Liberalizzazioni
Nutro un epidermico fastidio per la parola 'liberalizzazioni', perchè sino ad ora sono state fatte senza alcuna alba (e neanche tramonto).
Voglio allora provare a confondervi un po' le idee, ed aprire qualche piccola breccia nel dogma, recitato come un mantra dal Manzanarre al Reno, che eliminare ogni regola presente porti a maggior lavoro, maggior competizione e quindi, di conseguenza, minori costi dei servizi.
Che molte siano frottole lo ha già bèn dimostrato il precedente della RCA (o Responsabilità Civile Autoveicoli) dove al prezzo tariffario fissato dallo Stato (sino al 1994) non si è sostituita la competizione tra le Compagnie Assicurative, ma solo la possibilità di maggior profitto per i loro azionisti, tanto da far quasi triplicare i costi per i cittadini in meno di venti anni.
La spiegazione allora data, che lo Stato stabiliva un compenso per i rischi che assumevano altri soggetti (oltre al solito ridicolo auspicio: "Adesso scannatevi per strapparvi i clienti!"), viene agevolmente smentita pensando alle Assicurazioni che negli anni precedenti il 1994 si erano ritirate dal mercato dell'auto perchè poco remunerativo: nessuna.
Spendiamo qualche considerazione 'non allineata' sulla liberalizzazione delle professioni.
Nella mia categoria, sono avvocato, la concorrenza è già spietata da diverso tempo, frutto dell'inarrestabile incremento negli anni degli operatori sul mercato.
Nel Veneto, dove vivo, una popolazione di circa 5 milioni di abitanti rappresenta il bacino nel quale sgomitano quasi 2.000 legali, oltre alle numerose strutture che si occupano di consulenze varie, infortunistica e recupero crediti.
Il mercato è quindi saturo, tanto da far apparire irresponsabile una massiccia apertura verso nuovi attori.
E' una questione di numeri, non di favolette sugli anni di studio o sulla professionalità, o sul controllo disciplinare degli Ordini.
Non mancano giovani colleghi che già oggi sono disposti a collaborazioni remunerate con 900/1.000 euro mensili, meno di un saldatore, e sulla stretta osservanza dei minimi tariffari stendo un velo pietoso.
Certamente pleonastico liberalizzare un mercato simile, quindi, ben più utile sarebbe invece regolamentare la pratica professionale tanto dal punto di vista retributivo che previdenziale.
Ma sono molte le 'caste' di liberi professionisti già inflazionate, del resto, tanto che pure avvocati, architetti e commercialisti 'di stirpe' (quelli che subentrano in studi già avviati) spesso vedono nettamente ridimensionate le proprie aspettative.
L'agio 'per inerzia', tipico delle vere rendite di posizione, da molto tempo non è più così scontato.
Non voglio comunque che queste mie considerazioni appaiano una piagnucolosa difesa travestita delle cosiddette 'professioni liberali', che si intervenga pure ad ampio raggio, anche se a mio modesto avviso senza una reale necessità.
Lo stesso problema si era presentato anni addietro con i medici, qualcuno lo ricorderà, ritrovatisi praticamente con un malato 'di riferimento' a testa.
Il tempo ed il buon senso di chi si iscriveva all'Università hanno riequilibrato quel mercato.
Diversa attenzione andrà prestata in altri ambiti.
Come nel settore farmaceutico, per esempio, per non desertificare quella rete distributiva che permette ai malati di ogni latitudine (e censo) la fruibilità delle terapie.
Nei piccoli centri dove sovente mancano (o vengono chiuse) le strutture sanitarie, infatti, le farmacie rappresentano un presidio della qualità di vita dei cittadini meno indipendenti o fortunati, altrimenti costretti a scomodi spostamenti per reperire i medicinali.
In un paese sempre più vecchio, dove i prezzi dei farmaci più importanti sono controllati dall'AIFA (quindi non soggetti a sensibili fluttuazioni di mercato), vale allora la pena di confinare i farmacisti nei Carrefour o nelle Ipercoop? Per pagare qualche centesimo di meno l'Imodium o l'Aspirina?
Quand'anche quella dei farmacisti fosse una "lobby", penso si tratti di una casta da preservare perchè oggi offre un vantaggio non evidente ma tangibile, anzichè sacrificarla avendo in cambio un possibile (e risibile) risparmio economico.
Ho portato solo un paio di esempi, certo, ma spero di avervi dimostrato che nel nostro sistema le Liberalizzazioni possono dimostrarsi provvedimenti vuoti o persino dannosi.
Non sono una strada da percorrere ad occhi chiusi solo perchè sembrano in questo momento la panacea di tutti i mali, ma una opportunità da percorrere con responsabilità e senso della prospettiva a medio/lungo termine.
Riflettete, soprattutto se vi siete dichiarati contro la liberalizzazione dell'acqua.
Chiedetevi perchè lo avete fatto, allora.




