Ich bin ein finianen – precisazione
Qualche giorno fa, in un post che porta erroneamente la data del 23 agosto, mi sono definito finiano parafrasando la celebre frase che Kennedy pronunciò a Berlino Ovest il 23 giugno 1963.
Oggi nel mondo libero l'onore più grande è dire "Ich bin ein Berliner" io sono un Berlinese.
Certo se paragonato alla 'secessione' dei finiani (che sono 44 come i gatti della celebre canzone) il gioco di parole risulta irriverente ma, nelle mie intenzioni, testimonia una vicinanza simile a quella che JF K volle comunicare ai berlinesi.
Sto con Fini e non con quel 'nemico' di sinistra che, forse qualcuno non se ne è ancora reso conto, non esiste più da tempo.
Oramai è quiescente, agonizzante, capace solo di organizzare manifestazioni stucchevoli o raccogliere firme su Repubblica, interpellare Saviano, gioire per le vittorie alle primarie dei pluripensionati della politica, reclutare reduci col pugno chiuso.
Insomma la sinistra è proprio morta, checchè se ne dica.
Dissentire dal comportamento del Premier, è evidente, non significa in alcun modo cambiare parrocchia.
Anzi, dissentire o appoggiare chi dissente, rappresenta oramai l'unico mezzo per superare il personalismo di Berlusconi, la sua concezione stravagante del potere, mista tra senso delle istituzioni e capitaneria d'industria.
Non si può governare un paese come se fosse una holding, soprattutto quando si manifesta nel legiferare lo stesso atteggiamento di quell'imprenditore che acquista il Suv intestandolo all'azienda per recuperare l'Iva.
Non ci si può ostinare a mantenere una legge elettorare che garantisce il coma parlamentare per un consenso di scambio e senza alcun contraddittorio, o favorire la prescrizione dei propri procedimenti penali, o garantirsi l'immunità a vita (anche se formalmente per tutta la durata del proprio mandato).
Essere di destra, vivaiddio, non coincide con il berlusconismo ed un governo di centrodestra potrebbe prescindere da Berlusconi, se solo qualcuno avesse avuto l'accortezza di impedire per tempo la sua impersonificazione col Pdl e l'anticomunismo.
La mortificazione del corpo elettorale e di due poteri dello Stato (quello Giudiziario e quello Legislativo) bastano ed avanzano, comunque, per manifestare il proprio sdegno, e gradire anche la nascita di un antagonismo interno.
Se non Fini, chi altro mai avrebbe potuto intervenire?
Un parlamento di peones deferenti verso chi ha permesso loro di arrivare dove si trovano (e che mai potrebbero ripetersi)?
Quella Lega che da sola non potrebbe raggiungere i propri obbiettivi?
Quei democristiani usciti dalla finestra che sperano di rientrare dalla porta principale?
I dipietristi?
Fini sa di avere perduto per strada molto del consenso che gli proveniva dall'essere Segretario di Alleanza Nazionale, partito smantellato in fretta e furia per biasimevole deferenza, ma è consapevole di averne conquistato a sufficienza altrove, sia nel centrodestra e perfino a sinistra (rectius centrosinistra, adesso vogliono tornare tutti moderati) dove per pochezza degli uomini ed antiberlusconismo viscerale (oltre alla visibilità garantitagli dall'essere Presidente della Camera) potrebbe apparire l'uomo della svolta.
Ha probabilmente la forza politica per arrestare il processo di 'sultanizzazione' del paese, ma non avrà mai quella per dare autonomamente impulso agli interventi strutturali che sono necessari.
Qui sta il limite evidente dell'iniziativa di Fini, utile, in caso di voto, solamente alla Lega.
Il re, quindi, è nudo.
Non può farsi da parte poichè finirebbe stritolato, nè trascurare la circostanza che se si andasse ad elezioni migliaia di voti del Nord finirebbero alla Lega, nemmeno consentire a Fini di acquisire ulteriore peso politico.
Fosse un tipo pratico rinuncerebbe alla pretesa di avere 'mano libera' e farebbe rientrare i dissidenti.
Vediamo se lo è, o preferisce lo scontro.




settembre 11th, 2010 - 13:13
>Quella Lega che da sola non potrebbe raggiungere i propri obbiettivi?
Non confondiamo fini e mezzi. La lega ha raggiunto il proprio obiettivo alla grande: diventare esattamente un partito come gli altri (forse un po’ più nobilitato dal fatto di avere una vera presa popolare), arrivare al governo, occupare i posti chiave dell’amministrazione.
Che poi l’abbia fatto sparando cazzate razziste di facile presa nelle regioni meno scolarizzate del nord, dandosi arie da sovversivi nei Bar Sport, strologando di “rivoluzione” per eccitare un elettorato più interessato a cambiare l’Audi che la Costituzione – be’, questa è un’altra cosa, questo è il mezzo. Il fine era guadagnare potere sufficiente a piazzare l’amica che te la dà e il figlio disoccupato in qualche parlamentino regionale. Da questo punto di vista, dobbiamo ammettere che hanno fatto un lavoro fantastico.
settembre 13th, 2010 - 17:44
Non so se hai visto Nusco, ma si è subito precipitato a chiedere che Fini sostenga il Governo e non provochi elezioni anticipate