To be or not to be?

Non capita raramente di leggere cose intelligenti sul web, nonostante tutto.
Oggi dal blog di Luca De Biase, sbagliando ad aprire una pagina segnalata, sono piombato su un articolo veramente interessante di Howard Gardner.
CRACKING OPEN THE LOCKBOX OF TALENT
Col fido dizionario 'Collins Mondadori' alla mano, credo di poterlo tradurre con qualcosa di simile a 'scardinare la cassaforte del talento'.
Gardner, psicologo ed insegnante ad Harvard, si interroga sulla natura del talento, la cui 'sostanza' potrebbe venire delineata attraverso la combinazione dei risultati ottenuti dalle ricerche in campo genetico, neurologico e psicologico.
La scienza potrebbe riconoscere i tratti biologici comuni di grandi pittori, scienziati, poeti.
Ma alcune domande, aggiunge, sono destinate a rimanere irrisolte.
Cosa rende una persona creativa? Il talento e la competenza sono necessarie ma non sufficienti.
Cosa determina il risultato distruttivo o costruttivo del talento?
Mozart avrebbe potuto rivelarsi, oltre che un grande musicista, anche un grande fisico?
Trovo che tentare delle risposte sia affascinante, ma lascio che ognuno dia le proprie.
Da parte mia ritengo che i talenti si rivelino spesso troppo precocemente per essere assecondati e sfruttati per tutto il tempo di una vita; molte volte attraversano numerosi setacci come le aspirazioni dei genitori, il caso, la necessità.
Poche storie sull'applicazione e sulla determinazione, se Mozart fosse nato nel '700 sull'isola di Pasqua non avrebbe mai composto il 'Don Giovanni', questo è certo.
Il talento, poi, non deve obbligatoriamente restringersi all'aspetto 'artistico', Stradivari aveva un particolare fiuto nella scelta dei materiali e nella realizzazione dei suoi strumenti, ma era un mediocre violinista.
Anch'io penso di avere un qualche talento (immodestamente), ma vorrei evitare di confonderlo con le passioni.
Bel dilemma quando ti chiedi cosa vorresti fare veramente nella vita.




gennaio 8th, 2009 - 23:59
è che noi umani non abbiamo ancora capito il caso, altrimenti tutto si spiegherebbe…
gennaio 9th, 2009 - 15:32
se maradona fosse nato in norvegia non avrebbe vinto i mondiali?
anzi, no, maradona non poteva nascere in norvegia…
se mozart fosse vissuto più a lungo e non fosse stato sregolato, sarebbe stato ancora più geniale o si sarebbe infiacchito?
se qualcuno viene scoperto essere un genio solo dopo morto? come la mettiamo con i geni postumi?
il genio è un qualcosa che nasce all’incrocio fra una cultura, una persona baciata dal divino, una serie di vicende, la fortuna e X
su cosa sia X, beh su quello è aperta la lotta
gennaio 9th, 2009 - 16:31
grazie per lo spunto, che ho sviluppato qui
http://olipan.blogspot.com/2009/01/lincompleta-storia-dei-geniali.html
ciao
gennaio 9th, 2009 - 18:14
Io mi rialaccio a quello che dice Oscar: siamo proprio in grado di capire il “talento”?
Oppure per la “stabilità” del nostro vivere ci e’ piu’ comodo non considerarlo il nostro e quello delgi altri ?
Ecco cosi’ si spiegerebbe perche’ quasi nessuno capisce Berlusconi o Veltroni…
gennaio 9th, 2009 - 19:01
@Picchiatello
Risponderti è facile.
Uno è il Genio del male (tipo Lex Luthor; Lex non a caso), l’altro è proprio insulso.
A quale profilo corrispondono Berlusconi e Veltroni?
gennaio 9th, 2009 - 19:25
@Olipan
Ho letto il tuo post, grazie per la citazione.
Ho pensato anche a Maradona, ovviamente, trovando questa sola risposta: Maradona è stato perfetto, nonostante la cocaina, le zoccole, la poca voglia di allenarsi.
Perchè in lui il talento calcistico ha trovato la massima espressione, conseguenza del baricentro basso, del piede sinistro, di cosce come tronchi, di occhi che vedevano il campo in maniera diversa dagli altri, di furbizia, poco sonno, acidosi gastrica.
Ma Maradona secchione sarebbe comunque rimasto un talento, un genio no, quasi di sicuro.
L’ordinarietà, nel suo caso, avrebbe avrebbe portato ad esiti diversi, e il mix non avrebbe condotto agli stessi risultati.
Il genio, come scrivi tu, viene spesso SCOPERTO (magari postumo). Ma il talento può venire percepito da una persona?
E se si, corrisponde con le passioni che ha?
Nel chiederci se qualche ‘tocco divino’ ci abbia investiti, dobbiamo partire dalle nostre aspirazioni o dalle cose che ci danno successo?
Il talento e ciò che ci fa avere successo o quello che ci rende felici?
gennaio 9th, 2009 - 23:33
Secondo me non ci sono regole
Il talento è l’anticamera del genio, ma ne l’uno ne l’altro sono necessariamente legati a passione, impegno, divertimento o altro
Uno può essere geniale nel fare una cosa che odia e amarne un’altra in cui è mediocre…
Certo, le doti specifiche si esprimono solo in un mix di fattori coincidenti e favorevoli, ma mi fermerei lì
Una cosa però è certa: nella ricerca, selezione, coltivazione e valorizzazione del talento individuale ci giocheremo il successo del ns paese, delle ns aziende, delle ns squadre ecc
gennaio 10th, 2009 - 22:29
marin dopo quello che e’ stato (presumibilmente) detto a napoli , se la filippa ha riportato correttamente il pensiero non vedo tutta questa grande differenza tra i due lider maximi italiani.