Multe – I Comuni hanno la sfera di cristallo?

Molti comuni italiani, se non tutti, inseriscono nei bilanci di previsione le entrate derivanti da sanzioni amministrative.
Eticamente la pratica è ripugnante, praticamente consente equilibrismi infiniti che si concludono con una pletora di contravvenzioni elevate al solo fine di pareggiare i conti.
Non è possibile, con tutta evidenza, predeterminare la quantità dei cittadini (o viandanti) che nel corso dell'anno commetteranno una infrazione, nè la qualità delle violazioni.
Eppure ci sono Comuni con introiti da multe superiori ai 2000 euro pro capite (Il Sole 24 Ore).
Bisognerebbe cominciare a penalizzare questo sconcio, anche solo impedendo agli enti di 'preventivare' la voce di bilancio.
Magari è uno spunto per quegli aspiranti amministratori che vogliono dimostrarsi migliori dei precedenti.
Coerenza cristallina
Stavo pagando l'ennesima multa per divieto di sosta che nelle mie previsioni si sarebbe dovuta prescrivere per tardività della notifica ed al trillo del Nokia tutto l'ufficio postale aveva cominciato la danza, uomini e donne a palparsi le tasche, i taschini e le borse.
“Credo sia il mio, dovrei cambiare la suoneria che mettono di default"
Riflesso sul vetro dello sportello il 'corpo di ballo' mi stava rimproverando per non avere risposto più in fretta:
Sto cojòn! Defòlt! Ma chi pensa di essere!
“Dimmi in fretta Anna Maria che adesso tocca a me”
“Fammi una cortesia, quando torni dalla posta passa in commissariato a capire cos'è successo, si sono portati via il signor Bellini, Franco Bellini”
“Per cosa?”
“Sembra che si sia fregato qualche centinaio di euro in monete, dopo essere entrato alla Pensione Margherita rompendo una finestra”
“In che senso, sembra?”
“Non so, vai a vedere”.
Franco Bellini, se non ricordavo male, era quello col fratello di nome Paolo che qualche anno prima aveva rapinato un bar con l'indice 'spianato' sotto al maglione.
Alle 6 della mattina però nel bar non avevano ancora servito neppure un caffè, e la cassa era desolatamente vuota.
Paolo Bellini aveva allora cominciato a piangere, contagiando la giovane barista che poi gli aveva allungato in lacrime una banconota da 10 euro, con i quali il nostro campione aveva subito acquistato una bici rubata da un marocchino.
Con la stessa bici, tentando di eclissarsi dopo il mirabile colpo, aveva quindi investito un'anziana che stava andando in ospedale di buon'ora per fare le analisi del sangue e solo il tempestivo intervento dei carabinieri lo aveva sottratto alla furiosa reazione della vegliarda, purtroppo incolume.
Chissà se Franco Bellini aveva le stesse attitudini criminali di Paolo, subito ribattezzato in studio 'il genio del male'.
Mentre rivangavo mentalmente le gesta di Paolo Bellini, di fianco alla mia Golf un ausiliario della sosta adagiava sul parabrezza una multa per divieto di sosta. Il ticket era scaduto da 20 minuti. Nel parcheggio della Posta.
Un'ingiustizia cui il Padreterno saprà rimediare con una bella notifica tardiva, questo è certo.
Viale della Repubblica l'ho percorso accodato ad una minicar grigia metallizzata, con le 4 frecce e il retronebbia che ogni tanto si accendevano a caso a seconda della confusione del conducente.
Dopo due chilometri di rettilineo alla velocità del buio, in corsa e suonando il clacson e maledicendo l'inventore delle minicar, avevo acchiappato la multa dal finestrino azionando il tergicristallo tanto per passare il tempo.
Poi, finalmente, il profilo anni sessanta del commissariato.
Un variegato troiaio di persone ululanti rallegrava l'androne, e dietro il vetro un uomo in divisa annuiva ripetutamente con la testa e richiamava alla calma, come un'automa.
In un angolo anche qualche troia autentica, preda scosciatissima e coloratissima dell'attività preventiva notturna delle forze dell'ordine.
Io comunque per fortuna devo andare a destra, dove c'è l'entrata degli uffici, e suonare al campanello.
“Buongiorno”
“Buongiorno”
“avvocato Maniva, sono qui per il signor Bellini”
Rumore secco e la porta si apre, un poliziotto ben piantato mi indica col braccio teso le scale, alla fine del corridoio davanti a me.
Percorrendolo vengo riconosciuto dall'ispettore Swatch, un maniaco di storia che conosco di vista da diverso tempo, nonché entusiasta collezionista di reliquie dell'epoca coloniale.
Swatch non è un soprannome, il bisnonno era un soldato polacco fermatosi da queste parti alla fine della prima guerra mondiale che con il tempo aveva perduto nei documenti svariate consonanti.
“Avvocato! Che ci fa da queste parti?”
“Buongiorno Swatch, tutto bene? Sono qui per un cliente dello studio”
“Lo sa che sono riuscito a trovare una divisa originale da zaptiè? I carabinieri indigeni. Venga un giorno a trovarmi nel garage di mio cognato in via Meucci, ci ho fatto quasi un museo!”
“Uno di questi giorni passo, promesso”.
Scambio di sorrisi con Swatch e ricomincio a passo spedito lungo il corridoio.
Al primo piano il signor Franco Bellini mi aspettava in piedi al centro di una stanza tappezzata di annuari delle forze dell'ordine, con un sacco di plastica nero in una mano ed una motosega nell'altra.
Una motosega vera, di quelle con l'avviamento 'a strappo'.
Il signor Bellini, peraltro, si fregiava di alcuni piercing cromati di forma conica ad entrambe le orecchie che lo rendevano molto simile ad un gremlin, e non pago esibiva una cintura completamente borchiata con un grande moschettone appeso.
Nel moschettone, ovviamente, decine di chiavi.
Tatuaggio grossolano sulle nocche della mano destra: HATE
Tatuaggio grossolano sulle nocche della mano sinistra: LOVE
Occhiaie nere, denti radi, capelli pettinati con un defibrillatore.
Questo è colpevole tutta la vita, punto, non si discute neanche preparati alla piena confessione.
Nel mio immaginario avevo infatti già emesso la sentenza, e la motosega con avviamento a strappo inchiodava il sospetto alle proprie responsabilità, il furto di monete da uno e due euro, parte lesa la Pensione Margherita.
Il ragionamento presentava qualche trascurabile falla nella logica e negli scrupoli difensivi, ma anche Horatio Caine e Gil Grissom, se fossero stati con me, lo avrebbero inchiodato in diretta planetaria su Fox Crime guardando fisso in camera: “Bellini, poche pive, ci sono le tue impronte sulla motosega”
“Buongiorno Bellini”
“Sono venuti a casa”
“E che hanno fatto?”
“Hanno rovesciato tutto, e poi mi hanno portato qui”
“Hanno preso qualcosa?”
“Non credo, dovrebbe essere tutto dentro il sacco”
Tanto sei colpevole, ho studiato il Lombroso e poi Grissom ha trovato gli stessi vermi sulle tue scarpe da ginnastica e nei cessi della Pensione Margherita.
“Buongiorno”
“Buongiorno”
“Firma qui Bellini”
“Sono l'avvocato del signor Bellini, il signor Franco non firma nulla che io non abbia debitamente esaminato, mi passi il documento e me ne dia una copia, nonché il tempo di guardarlo con cura. Peraltro non è chiaro se l'attività svolta imponesse o meno l'assistenza preventiva di un legale, e potrebbe in astratto risultare nulla”
“E' un verbale di perquisizione negativo”
“Firma Bellini”
“Firmo?”
“Firma qui”.
Avevano cercato e non trovato gli strumenti usati per l'effrazione delle finestre.
Dopo pochi minuti ridiscendevo le scale per avviarmi verso l'uscita, dove ci attendeva la madre di Bellini chiamata nel frattempo da qualche buonanima.
Fortunatamente l'ispettore Swatch ed i suoi ascari si erano già ritirati sull'altopiano etiopico, e non si trovavano più lungo il mio tragitto.
Fuori dal cancello una donna minuta e troppo vestita per il caldo che stava facendo, con un sorriso gentile ed un cagnolino al guinzaglio.
“Come è andata?”
“Bene”
“Come stai Franco?”
Bellini faceva cenni rassicuranti con il capo, sempre col sacco di plastica in una mano e la motosega nell'altra.
“Stia tranquilla, è stato solo uno spavento, hanno cercato prove contro suo figlio per un furtarello alla Pensione Margherita, ma non hanno trovato niente, com'era ovvio".
“Lo so, Franco è un buon ragazzo, non potrebbe fare certe cose”.
“E' evidente che sia una persona per bene”.
Bellini mi guardava con un ghigno nuovo, diverso da quello di prima, picchiettando ritmicamente la lama della motosega sul bordo del marciapiede e chiedendomi in continuazione se poteva andare.
“Lo porti a casa signora, che ha avuto una brutta giornata, e mi saluti Paolo”
“Buongiorno Bellini”
“Buongiorno avvocato, grazie di tutto”.
Avevo appena acceso avidamente una marlboro morbida che già vibrava il cellulare.
“Sei passato al commissariato per Bellini?”
“Si, sono appena uscito, erano andati a perquisirlo ma senza trovare niente”
“E' un buon ragazzo, vero?”
“Ma si, secondo me lo hanno preso di mira, è una operazione che serve solo per fare statistica”
I personaggi e le situazioni sono frutto di fantasia. Ogni riferimento a persone e cose è puramente casuale.
Corsi e ricorsi

Fini difensore di un piccolo bagliore di civiltà.
Per i suoi era dai tempi di Balbo che non succedeva.
Dal diario di Giuseppe Bottai:
30 novembre 1938 - Il Gran Consiglio adunato per discutere una proposta di legge di Balbo sulla cittadinanza agli arabi di Libia. Italo sostiene la sua tesi con calore umano e con passione polemica, contro Farinacci che si fa difensore della "razza".
Euro alla Patria

Non so perchè, ma la tassa sugli immigrati mi ricorda tanto la raccolta dell'oro per la guerra d'Etiopia.
Una operazione mediatica, più che di sostanza (nel 1935 si raccolsero 33 tonnellate di oro e 93 di argento, ora rispettivamente a 20.000 e 260 € al Kg e la guerra ne costò 37 miliardi).
Una cosa tanto spettacolare quanto di dubbio gusto, posto che si poteva ottenere l'identico risultato in maniera molto meno plateale, inventando due o tre balzelli ad hoc dei quali non si sarebbe accorto mai nessuno.
Figurarsi Ray Charles 'Obama' Veltroni.
Sembra un 'riscatto' pagato alla Lega e destinato ad alimentare, fondamentalmente, le discussioni da taverna.
No?
Aeroporti che passione!

Nella polemica sul destino di Malpensa inserisco una selezione degli aeroporti, grandi e piccoli, esistenti nel cosiddetto 'Norditalia'.
37, SE&O
- Albenga.
- Aosta Corrado Gex.
- Asiago Romeo Sartori.
- Aviano.
- Belluno.
- Bergamo Orio al Serio.
- Bologna G. Marconi.
- Bolzano Baracca.
- Bolzano Dolomiti.
- Brescia Montichiari
- Bresso.
- Casale Monferrato.
- Chiusa Klausen.
- Cortina D'Ampezzo.
- Cremona Migliaro
- Cuneo Levaldigi
- Forli.
- Genova.
- Istrana Montegrappa.
- Milano Linate.
- Milano Malpensa.
- Milano Orio al Serio.
- Padova G. Allegri
- Parma G. Verdi.- Reggio Emilia.
- Rimini.
- Ronchi Dei Legionari.
- Thiene.
- Trento.
- Treviso.
- Trieste.
- Torino.
- Udine.
- Venezia Marco Polo.
- Verona Villafranca.
- Verona Catullo.
- Vicenza S. Antonino.
- Villanova di Albenga.
Brunetta: gli statali si vergognano di dire ai figli il lavoro che fanno
"Cara?"
"Si?"
"Ho sempre detto a Francesco che facevo il Preside di un liceo, cosa penserà di me?"
To be or not to be?

Non capita raramente di leggere cose intelligenti sul web, nonostante tutto.
Oggi dal blog di Luca De Biase, sbagliando ad aprire una pagina segnalata, sono piombato su un articolo veramente interessante di Howard Gardner.
CRACKING OPEN THE LOCKBOX OF TALENT
Col fido dizionario 'Collins Mondadori' alla mano, credo di poterlo tradurre con qualcosa di simile a 'scardinare la cassaforte del talento'.
Gardner, psicologo ed insegnante ad Harvard, si interroga sulla natura del talento, la cui 'sostanza' potrebbe venire delineata attraverso la combinazione dei risultati ottenuti dalle ricerche in campo genetico, neurologico e psicologico.
La scienza potrebbe riconoscere i tratti biologici comuni di grandi pittori, scienziati, poeti.
Ma alcune domande, aggiunge, sono destinate a rimanere irrisolte.
Cosa rende una persona creativa? Il talento e la competenza sono necessarie ma non sufficienti.
Cosa determina il risultato distruttivo o costruttivo del talento?
Mozart avrebbe potuto rivelarsi, oltre che un grande musicista, anche un grande fisico?
Trovo che tentare delle risposte sia affascinante, ma lascio che ognuno dia le proprie.
Da parte mia ritengo che i talenti si rivelino spesso troppo precocemente per essere assecondati e sfruttati per tutto il tempo di una vita; molte volte attraversano numerosi setacci come le aspirazioni dei genitori, il caso, la necessità.
Poche storie sull'applicazione e sulla determinazione, se Mozart fosse nato nel '700 sull'isola di Pasqua non avrebbe mai composto il 'Don Giovanni', questo è certo.
Il talento, poi, non deve obbligatoriamente restringersi all'aspetto 'artistico', Stradivari aveva un particolare fiuto nella scelta dei materiali e nella realizzazione dei suoi strumenti, ma era un mediocre violinista.
Anch'io penso di avere un qualche talento (immodestamente), ma vorrei evitare di confonderlo con le passioni.
Bel dilemma quando ti chiedi cosa vorresti fare veramente nella vita.
Ricomincia ‘Il Grande Fratello’

Per 100 giorni forse, anzi sicuramente, si vedranno le tette della Marcuzzi.
Farò zapping mentre guardo History Channel.
Non va mica bene così, però.
Senso di vuoto e vuoti di senso

Apro il 2009 (a proposito buon anno) con una considerazione banale, istintiva, perfino sciocca lo ammetto.
Gli articoli letti sull'annuale rito pagano del Macworld pongono l'accento sulla assenza del fondatore, Steve Jobs, piuttosto che sulle novità presentate, magari veramente poche.
Interessante.
Vi chiedo per chi, in Italia, si percepisca un simile senso di vuoto.
Tolto Lothar Matthaus, ovviamente.



