11dic/0818
Recessione tecnica

L'Italia è in recessione tecnica, lo dice l'Istat.
Persino Ruotolo non è riuscito a trovare disgraziati nuovi per il solito servizio di Annozero.

L'Italia è in recessione tecnica, lo dice l'Istat.
Persino Ruotolo non è riuscito a trovare disgraziati nuovi per il solito servizio di Annozero.
dicembre 12th, 2008 - 10:02
interessante l’uso dell’espressione recessione “tecnica”, in cui l’aggettivo che dovrebbe essere un rafforzativo (=accertata con metodi ‘tecnicamente’ condivisi) sembra un po’ sfumarne il significato fino a farla suonare un po’ come “una recessione dal punto di vista dei tecnici, … ma ci possono essere anche altri 1000 modi di vedere la situazione …”
ciao
–
h.d.
dicembre 12th, 2008 - 23:44
Recessione questa ? aspettiamo tra qualche mese…quando cominceranno a chudere i bottegai.
dicembre 13th, 2008 - 02:59
anche secondo me siamo all’alba del nuovo millennio.
Tutte le aziende che sono mie clienti sono tra la cacca ed i ‘pensieri’
dicembre 13th, 2008 - 10:27
In UK fallisce Woolworths, 27.000 a casa senza uno straccio di ammortizzatore
E’ come se fallissero Coin, PAM ecc ecc da noi
In USA il senato boccia il piano di salvataggio dell’industria delle auto: GM e Chrysler sono a poche settimane dalla chiusura
E’ come se da noi stessero per saltare Fiat, Alitalia, Eni, Enel ecc ecc messe insieme
Non siamo neanche tra i peggiori, al momento…..
dicembre 13th, 2008 - 11:30
@ marin
Mi sto prendendo una boccata d’aria dalla cacca, ma non so cosa mi aspettera’ lunedi’ al rientro in azienda, tutti i giorni ce ne e’ una nuova,i clienti spariscono senza pagare, quelli piu’ in crisi non sono aiutati dalle banche che stanno approfittandone per fare un po’ di pulizia, eppure avrebbero gia’ dovuto fare una selezione con Basilea 1 e 2.
Un plauso invece va alla mia Banca ,che ringraziero’ pubblicamente sul mio blog, (per il valore che potra’ avere) la quale mi contatta per offrirmi vari servizi fra i quali il “fisco soft” e il finanziamento della 13.a mensilita’ a tassi umani
Speriamo che non sia un sogno da cui mi potrei risvegliare bruscamente.
dicembre 13th, 2008 - 11:38
@Giorgio:
pensiero pessimistico:siamo migliori o siamo solo in ritardo come al solito
è comunque un fatto che fino ad ora il sistema finanziario italiano se l’è cavata (sia pure molto bastonato) e il sistema industriale non ha registrato chiusure nonostante il governo non abbia fatto sostanzialmente nulla a parte litigarsi addosso (non mi si dica che litiga con l’opposizione: non c’è ….)
In altri paesi UK per primo, lo stato è dovuto già entrare pesantemente nel capitale delle banche (non so se il mega piano USA sia già operativo)
Forse proprio la componente pubblica, molto forte nella nostra economia, unita alla componente ‘familiare’ di molte PMI ci ha reso meno sensibili a certe ‘scosse’
Certo è che proprio oggi Fiat (appena salvata dalle banche da un fallimento ‘tecnico’) annuncia cassa intgrazione per 48.000 persone e ha un futuro dubbio
Temo molto l’effetto valanga: si comincia a ridurre il personale con la conseguenza che il potere di spesa dei consumatori italiani (i principali clienti delle imprese italiane) si riduce ancora di più e così via altre riduzioni di personale ……
Credo che ci possa essere questo ‘retropensiero’ dietro l’annunciata parziale retromarcia sul ‘maestro unico’: forse non è questo il momento per scaricare qualche decina di migliaia di precari ….
Sotto il profilo generale il potere d’acquisto dei consumatori (non dimentichiamo l’origine della crisi: l’incapacità dei consumatori USA di rpagare debiti anche per bisogni primari come la casa …) italiani è già basso e lo stato (il principale ‘spenditore’) già molto indebitato sta cercando di ridurre le spese per non imporre nuove tasse ….
buon w.e.
–
h.d.
dicembre 13th, 2008 - 15:53
@ Giorgio
gli esempi citati non penso possano essere utilizzati come “italian best-company”…
parliamoci chiaro nel nostro paese il primo cliente e’ lo stato, se lo stato da i soldi l’azienda privata di grandi dimensioni resta, altrimenti fallisce….e con lei tutti il sottobosco di società legate alla sub-fornitura.
Le scelte politiche condizionano in modo unilaterale le scelte operative societarie e di mercato.
dicembre 13th, 2008 - 16:15
Uh… quanti spunti interessanti!
Ci sarebbe da bloggare per settimane!!!
La mia opinione è che il capitalismo italiano sia un pò annacquato (in negativo), addolcito (in positivo), rispetto al libero mercato anglosassone
I fallimenti sono staisticamente meno che nel resto d’Europa, credo grazie ad una presenza forte dello stato (non sempre negativa, vedi ad esempio Eni o Enel), a qualche perla (come Luxottica, Brembo, Tenaris, la moda, il mobile, le macchine utensili, ecc) e grazie alle PMI padronali che spesso hanno 7 vite come i gatti e sono finanziate dal superlavoro, a gratis o quasi, dei piccoli imprenditori
Non mancano però le ristrutturazioni: solo tra Osram e Monti a Treviso 1000 famiglie hanno perso uno stipendio, in questi giorni…
Credo che sia meglio per tutti che le ns imprese non siano troppo spinte e che non siano troppo esposte al fallimento, anche se un pò di… “pulizia etica” non ci farebbe certo male! (vedi ad esempio Alitalia)
PS: Il dubbio però che si tratti solo di un ritardo, in effetti, ce l’ho anch’io…
dicembre 13th, 2008 - 17:01
La pulizia etica dovrebbe cominciare anche in quelle aziende che “vanno bene” negli esempi teste’ citati gia’ luxottica e brembo o chiudono stabilimenti nel nostro paese e lasciano a casa centinaia di operai, gravando di fatto lo stato cioe’ noi tutti. PE? inutile produrre in perdita ma alla fine non si fanno nemmeno tentativi per guadagnare meno ma far lavorare tutti.
Si arriverà ad un punto che la situazione sarà gestibile solo con l’esercito in piazza…e quindi un ulteriore fuggi fuggi di capitali all’estero, parliamoci chiaro non c’e’ settore merceologico che non sia in netto ridimensionamento del 20-30%,forse si salveranno per qualche mese l’IT ma alla fine risentiranno anche loro dei non pagamenti.
dicembre 13th, 2008 - 20:56
Pik,
credo ci sia un malinteso di fondo: licenziare non significa essere immorali.
L’Italia ha un sistema di aziende poco competitivo e molto protetto anche per le barriere all’ingresso e all’uscita dal lavoro che non hanno eguali all’estero.
Mi ritengo un imprenditore molto ma molto attento alla responsabilità sociale ma rimango fortemente convinto che se le aziende potessero assumere e licenziare come ad esempio succede in un paese civilissimo e latino come la Spagna l’Italia sarebbe molto più significativa nel contesto economico mondiale.
Pochi sanno che in spagna si licenzia chiunque semplicemente con 15 giorni di preavviso
dicembre 13th, 2008 - 21:27
@ giorgio
hai ragione e poi se in italia il costo del lavoro e l’imposizione fossero meno pesanti, tanti non avrebbero bisogno di dislocare le proprie aziende all’estero.
dicembre 14th, 2008 - 00:00
>Pik,
>credo ci sia un malinteso di fondo: licenziare non significa essere >immorali.
no
ho sentito recentemente un amico che ha una piccola industria (e forse neanche tanto piccola) e mi diceva che probabilmente l’anno prossimo dovrà licenziare, ma mi diceva di ‘non sentirsi pronto’. Gli credo senz’altro: licenziare sarà doloroso anche per lui (anche se non, ovviamente, come per la controparte ….)
però qunado vedo società medio grandi (o decisamente grande) licenzia per aumentare i profitti (qualche esempio lo potrei fare ….) qualche tentazione di parlare di immoralità l’avrei, specie se i licenziati vengono poi immediatamente rimpiazzate da precari (nelle varie forme che si possono trovare oggi: apprendisti -rigorosamente ‘con esperienza’ – lavoratori ‘a progetto’ da inserire in lavori di routine, subappalti alla stracazzo ……)
quanto alla pretesa che se vi fosse la possibilità di licenziare di più si assumerebbe di più ….. bah
l’esperienza’empirica’ portaltre conclusioni
negli ultimi anni la quota di lavoratori precari/a termine/progetto (o a partita iva o in appalto simulato) è andata costantemente aumentanto e la possibilità di trovare un posto ‘fisso’ è diventata una chimera
nelle imprese sotto i 15 lavoratori il licenziamento ad nutum è sempre stato possibile (come pure è possibile, in ogni impresa, il licenziamento ad nutum dei dirigenti): eppure nel settore delle imprese sotto i 15 diendnti non mi sembra che la situazione dell’impiego sia migliore di quelle sopra tale limite (come non mi sembra che l’assunzione dei dirigenti sia sostanziamente agevolata dalla licenziabilià ad nutum e dal livello d’ingresso – obiettivamente basso – di tale categoria ….)
dubito molto, poi, che in francia e in germania le regole siano più liberiste che da noi, eppure, con un numero di abitanti non tanto dissimile (anzi, i francesi sono 50/60 milioni come noi) il peso econmico dei paesi è sensibilmente diverso (anzi, la distanza aumenta),
Per parlare della mia esperienza personale (gli studi legali) non noto una particolare propensione all’assunzione nonostante l’assenza di vincoli in uscita, La tentazione (anzi la soluzione) è sempre prendere un praticante in piu’ (co,co,co) e -semmai – girargli i compiti delle segretaire
quindi, p.f.: non parliamo di morale
nessuno è (fino a prova contraria) immorale, lasciamo stare – però – lesoluzioni ‘a prescindere’ e gli slogan
bye
–
h.d.
dicembre 14th, 2008 - 00:06
@amalia:
il problema è che con certi poteri di acquisto netti, dopo aver dislocato all’estero la produzione bisognerebbe poter dislocare all’estero i propri clienti perchhè … in Italia non c’è più trippa per gatti:-(
mo’ la pianto di fare il polemico (tanto non serve a nulla: le opinioni politiche sono come il buco del ….: ciascuno ne è – giustamente – dotato, ma non è buona educazione esibirle troppo agli altri
): la discussione sulla crisi è stata obiettivamente interessante, anzi …. mi spiace non si sia fatta sul mio bog
‘notte
–
h.D.
dicembre 14th, 2008 - 02:16
La morale (premessa indubbia la correttezza dell’imprenditore) è una cosa, l’attenzione ai risvolti sociali un’altra ancora.
La morale, quando correttamente intesa, ammette il necessario sacrificio di alcuni e la destinazione delle risorse residue verso altri. Non c’è dubbio.
Promuovere il licenziamento ad nutum, invece, lo trovo semplicemente una scorciatoia per arrivare in fretta ad un taglio dei costi.
La sensibilià sociale, in questo ultimo contesto, risiede nella consapevolezza che il lavoro (complessivamate) non c’è o è fortemente diminuito, e nel realizzare alcuni accorgimenti per rendere meno traumatico l’esodo.
Penso alla Volkswagen, dove i dipendenti si sono autoridotti l’orario per preservare il maggiorn numero di colleghi in uscita.
Questa è una dimistrazione di grande attenzione verso i disagi determinati alle famiglie coinvolte.
In questa esperienza tedesca, va detto, i sindacati si sono dimostrati tali, non inutili quanto costosi trampolini di lancio per futuri conducatores.
@HD
quoto il tuo commento sui ridimensionamenti a vantaggio del datore di lavoro, o dedicati all’avvicendamento con poveracci che trimestralmente rischiano di perdere il lavoro.
Quoto lo schifo verso l’introduzione di giovani laureati che fanno le scarpe alle impiegate, perchè disposti a rispondere al telefono, fare le fotocopie, compilare i preavvisi di parcella, fare la posta e le udienze facendosi sostituire (fatturate dallo studio come se tenute dal principe del foro)
I commenti dovrebbero andare avanti ad libitum, ha ragione Giorgio
dicembre 14th, 2008 - 22:18
Eccomi!
Conosco personalmente il caso di Spagna e per esperienza diretta di un mio collaboratore quello della pur sindacalizzatissima Francia.
Almeno nel ns settore, si licenzia senza vincoli.
La vergogna italiana secondo me è l’ipocrisia.
Tutti a strillare per la precarietà del lavoro quando il lavoro secondo me non potrà mai essere garantito. Persino i mitici giapponesi stanno tagliando con l’accetta smentendo il lavoro a vita che ha contraddistinto quel paese.
Il posto di lavoro va guadagnato e difeso insieme alla azienda per la quale si lavora.
La vergogna dell’ipocrisia italiana è quella dell’enorme rigidità e sproporzione (ufficiale) di diritti/doveri tra il datore i lavoro e i lavoratori che troppo spesso viene aggirata nella realtà con pratiche imprenditoriali da galera tipo lavoro nero, evasioni contributive/fiscali e sfruttamenti di ogni genere.
Cosa che penalizza gli imprenditori onesti e induce a delinquere quelli incerti.
Le riforme di Biagi hanno aperto un’era in cui la disoccupazione nel belpaese è scesa come non mai, vicini al 6%, credo.
E’ mancato (credo, non sono un esperto giuslavorista…) il coraggio di andare sino in fondo, per cui ci sono un sacco di “opportunità” per aggirare le assunzioni a tempo indeterminato che gli imprenditori sfruttano per evitare la via crucis dell’eventuale licenziamento.
Si, fanno schifo anche a me i trucchi e i piccoli imbrogli, tutto l’arsenale di cococo, contratti a progetto, lavoro a nero, apprendistati a gratis che non finiscono mai: ma allora, perchè non facciamo il passo fino in fondo? Tutti assunti a tempo indeterminato e tutti licenziabili.
E chi fa lavorare in nero va dritto in galera.
Tutti debbono dare il massimo per il loro lavoro, imprenditori e lavoratori.
Tutti debbono avere regole chiare, controllate e fatte rispettare.
HD, licenziare un dirigente è tutt’altro che una passeggiata (e cmq non è proprio questo il campione più esposto!) e altrettanto licenziare in una piccola impresa.
Sono anche convinto che un grande problema del sistema economico italiano sia la scarsità di investimenti esteri. L’Italia fa paura agli stranieri che temono proprio questi vincoli: sai come entri ma mai come esci.
Quanti posti di lavoro rinunciamo sull’altare di questa specie di autarchia fascista?
Se poi i ns politici si impegnano così come abbiamo visto per difendere la nazionalità di aziende decotte come Alitalia, ecco che il quadro dell’ipocrisia e della demenza economica è completo.
Più chiudi e più ti metti nell’angolo.
Meno male che siamo nella CE e che la nostra moneta si chiama Euro.
Pensate dove saremmo finiti con la lira e con l’Italia fuori dalla CE (per non dire dell’incredibile… Padania!)
Gli ammortizzatori sociali sono un altro capitolo: non possiamo pensare a impedire i licenziamenti come soluzione di protezione sociale.
Il lavorare meno lavorare tutti è salvo rari casi un’utopia da classe operaia: un conto è il mero numero dei lavoratori tutt’altra la qualità delle competenze che servono per competere.
Tutto questo si chiama comunismo, ragazzi, e la scelta rischia di essere tra il fallimento e l’illegalità.
Infine: secondo me l’impresa deve poter licenziare indipendentemente dai suoi conti o da qualsiasi altra variabile. Deve poter scegliere liberamente l’imprenditore che ha la responsabilità di generare profitti rispettando le leggi.
Certo, non a carico dei contribuenti.
Serve ripensare tutta la materia, la crisi potrebbe essere l’occasione giusta, ma con Berlusconi (sebbene il Sacconi non sembra tra i peggiori) e la Lega dove possiamo andare???
Non accetto che l’azienda che licenzia sia messa alla gogna al posto di quella che lavora in nero e/o non paga le tasse solo perchè è più visibile perchè legale.
E’ semplicemente vergognoso
PS: purtroppo l’IT da noi è in crisi nera da anni, chiedete alle banche quali sono i settori più pericolosi per i loro affidamenti…
dicembre 14th, 2008 - 23:02
@Marinfaliero:
cosa sia la morale nessuno lo sa
, ma direi che il sacrificio di alcuni a favore di altri puo’ essere considerato ‘morale’ se:
- sono sacrificati i ‘pochi’ per i ‘molti’
- sono sacrificati i ‘forti’ nella misura strettamente necessaria per salvare i ‘deboli’
in casi di senso inverso (sacrificare i molti per i pochi o i deboli per i forti) la ‘moralità’ è questionabile ….
@Giorgio: sulla situazione dei licenziamenti in fr una breve ricerca su internet, anche scartando a priori fonti di origine sindacale per evitare sospetti di partigianeria, mi sembra che la situazione non sia sostanzilmente diversa da quella italiana
http://econ-www.mit.edu/faculty/download_pdf.php?id=831
ricordiamo poi la risposta della piazza di qualche tempo fa a proposte di contratti ‘di inserimento’ che in Italia non avrebbero fatto molto scalpore
la questione dei licenziamenti, specie in periodi come questi, e’ una questione di grande impatto: Berlusconi aveva tentto la spallata anni fa con l’articolo 18 e non so ora punterà al ‘bersaglio grosso’
tra l’altro -proprio in questo momento – un’ondata di licenziamenti finirebbe inevitabilemnte per aggravare la recessione, quanto meno nell’immediato
comunque, proprio parlando di recessione, dubito molto che la facoltà di licenziare possa aiutare l’economia a ripartire, con i mercati esteri fermi e quelli interni ancora di più …
di solito quando valuti un’azienda si pone particolare attenzione non tanto sulla struttura dell’azienda (che si possono sempre migliorare) ma al portafogio di clienti e sono i clienti che stanno male, e da tempo …
ciao a tutti
splendida discussione
–
h.d.
dicembre 14th, 2008 - 23:43
@Giorgio
“Tutti assunti a tempo indeterminato e tutti licenziabili.”
Quoto quoto quoto quoto quoto
dicembre 15th, 2008 - 00:31
la discussione e’ interessante non c’e’ dubbio:
@ Giorgio
Io dico solo hai ricevuto fondi pubblici ? facilitazioni fiscali dovute a zone disagiate ? col ghebbio che chiudi casomai ridai i soldi e fino all’ultimo soldo e li ridai ad un altro imprenditore che prenderà il tuo posto ( puramente in linea teorica perche’ poi il capitale e’ azzerato con le ultime traversie finanziarie).
Gli ammortizzatori sociali vano dati direttamente a chi perde il lavoro non alle ditte, chi prende la cassaintegrazione diventa lavoratore socialmente utile e puo’ venire utilizzato dalla stato.
Chiarezza a cominciare dal bilancio con ferree regole non come ora che un AD si puo’ fare da solo il proprio stipendio e magari vedersi pagati milioni di euro quando i lavoratori sono in cassa integrazione.Vedi Enel 700 e dico 700 dirigenti….ma ne possiamo fare altri di esempi da aeroporti romani, aeroporti milanesi, Ferrovie Dello Stato ect ect
“Tutti assunti a tempo indeterminato e tutti licenziabili.”
In linea di massima sono favorevole purtroppo nel nostro paese significherà che quando un operaio ( o comunque un lavoro usurante) ma non solo arriva ai 45-50 anni sarà licenziato ; sappiate che il costo sociale finche’ non muore ( bontà di Brunetta) a meno che non vogliamo farlo morire di fame prima o lavorare in nero sarò a carico di tutti…nel nostro paese c’e’ ancora un baratro per la cultura di impresa non tutti possono diventare impreditore od avere la partiva iva, specialmente poi quando hanno subito qualche menomazione ( vedasi incidenti sul lavoro ed un recente post di Aghost).
Licenziare per una ditta non e’ immorale, ma se questa diventa la regola il conto come ho gia’ detto prima ( come succede ora negli USA in queste ora) deve per forza di cose assumerselo lo stato e se questi licenziamenti avvengono in modo seriale coinvolgendo una larga parte della popolazione in luoghi ristretti e senza altri sbocchi tali luoghi diventeranno istabili ( vedi Ampezzo dopo la ripartita di Delonghi) e si finisce come una volta: baratto e nel tenere le galline in casa perche’ nel pollaio te le rubavano…
Una cosa la farei comunque : azzeramento dei rappresentanti sindacali nelle ditte meglio se proprio ci deve essere una commissione esterna…
D’altra parte mi permetto di ricordare che noi ragioniamo da “nordisti” i nostri ragionamenti esposti un po’ piu’ al sud del tevere ( e non sono padano leghista lo confermo) farebbero rabbrividire per l’inattuabilità dato che la mancanza di una qualsiasi regolazione del mercato del lavoro ( ma anche della “produzione” ) oramai e’ accettata e’ fa parte della cultura in loco, come la logica assistenzialistica statale.