Voto agli immigrati - perchè sono favorevole al solo elettorato attivo

Elettorato attivo: capacità di un cittadino che gode dei pieni diritti a scegliere i propri rappresentanti

Elettorato passivo: capacità di un cittadino italiano, avente pieni diritti, a ricoprire cariche elettive

Non credo che abbia molto senso dibattere sul voto in sè, momento fondamentale dell’integrazione di un membro nella comunità, ma che sia molto più stimolante interrogarsi sugli scenari aperti dall’apertura del voto agli immigrati, urbi et orbi, per convenienze politiche.

Non dobbiamo infatti perdere di vista l’effettiva necessità di preservare l’universalità del diritto al voto, valore di recente acquisizione ancorchè tipico del mondo occidentale.

Al di fuori del nostro emisfero, invece, si sono affermate coscienze nelle quali la piena democrazia zoppicca penosamente (con rare eccezioni), realizzando sistemi penalizzanti per le donne, i meno abbienti, laici e confessionali, diversi, omosessuali.

I prodotti di queste coscienze, forse, sono ora pronti solo in parte per una funzione ‘propulsiva’ della nostra politica nazionale, almeno sino a quando non avranno integralmente intesi gli universali valori democratici che ormai vi sono contenuti.

Stabilire burocraticamente che questo sia avvenuto nel tempo utile per raggiungere la cittadinanza (10 anni) mi sembra sia irragionevole anche alla luce di alcuni recenti fatti di cronaca, realizzati da immigrati di lunga data (ormai cittadini italiani) che nemmeno conoscevano ancora la nostra lingua.

Elettorato attivo e non passivo quindi, per consentire un transito di generazioni culturalmente mature per la democrazia occidentale (che a quel punto potranno anche rivisare, innovare e migliorare), tramite una formazione scolastica più moderna e maggiormente laica.

Allo stato, piacenti o nolenti, anche il rischio di un modello diverso dal suffragio universale, cui tutti partecipano semplicemene perchè maggiorenni, rappresenterebbe una pericolosa retrocessione.

Leaders influenti di importazione potrebbero astrattamente appoggiare modelli più consoni alle proprie tradizioni.

L’elettorato attivo per le amministrative, oltre a rappresentare comunque una conquista si impone invece quasi come un obbligo alla luce della riforma in senso federalista dello Stato.

In un sistema che opera in regime di economicità, la selezione della classe politica avviene sulla base dei risultati oggettivi, che sono ottenuti anche con il sensibile contributo economico delle popolazioni straniere.

Se queste sono deluse dell’operato degli amministratori devono poterlo testimoniare fattivamente, anche sostendendo proposte e persone diverse.

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8 Responses to “Voto agli immigrati - perchè sono favorevole al solo elettorato attivo”

  1. Sono per una totale parità di diritti e di doveri per tutti i cittadini italiani.

    E proporrei non solo il voto e l’eleggibilità per gli stranieri che pagano le tasse in Italia, ma escluderei dal voto gli italiani che le tasse le evadono (magari con durata della pena in funzione della gravità dell’evasione)

    Molto meglio uno straniero islamico onesto che un italiano cattolico disonesto!

  2. Il mio discorso era un pò più sottile. Mi chiedevo (e vorrei sapere) se un Afgano legiferatore garantirebbe gli stessi diritti alle donne o agli omosessuali che garantisce un italiano cattolico disonesto.
    Evitiamo le solite posizioni barricadere e riflettiamo su questo

  3. C’è afgano e afgano, non sono tutti talebani!
    Un afgano onesto (=che rispetta le ns leggi), integrato in Italia che contribuisce allo sviluppo del ns paese e viene apprezzato dalla gente cos’ha di meno di un cattolico disonesto? Ho l’impressione che per garantirci progresso sociale e civile non dobbiamo guardare alle religioni o alle razze. E un integralismo vale l’altro (=da diffidare)

  4. Sarà il mio essere cauto, ma credo che l’errore sia proprio quello di forzare demagocicamente i tempi, ancora prematuri per avere una dirigenza ‘kaijin’ (straniero in giapponese).
    Se poi vuoi vedere Azuz come un Padre Costituente, per essere a posto con la coscienza catto/social/veltroniana, lascia che esprima le mie perplessità.

  5. Azuz è stato in galera per narcotraffico e non mi sembra un esempio azzeccato
    Asserire che gli stranieri siano per definizione degli Azuz mi sembra vergognoso

    Vorrei tanto importare uno stock di cittadini finlandesi o svedesi e una Bhutto, un Gandhi, una Aung San Suu Kyi, un Nelson Mandela, una Rigoberta Menchu ecc ecc per risollevare con un sano innesto da fuori lo stato tremendo della politica nostrana

    All’estero secondo me c’è di peggio ma c’è anche molto di meglio che in Italia e chi viene qui per lavorare onestamente merita da parte di tutti noi enorme rispetto e gratitudine

    Non so, a me sembra così evidente

  6. Ma il fatto che dobbiamo essere loro grati deve trascendere nel farci governare quando ancora non sanno l’italiano o menano le figlie perchè non sposano il nonno? O peggio appendono i gay ai bracci della gru?
    Leggiti questo, quando hai tempo, proviene dal Governo Australiano (attualmente il 20% della popolazione è nata fuori) e dice molte cose che trovo sensate, peraltro anche in italiano per favorire l’apirante cittadino
    http://www.citizenship.gov.au/test/resource-booklet/citz-booklet-italian.pdf

  7. Molto interessante, complimenti Marin!
    Ci leggo la possibilità di acquistare (!) la cittadinanza australiana e di avere quindi diritto sia al voto che all’eleggibilità.
    Ottimo.
    Ad una rapida scorsa i criteri di selezione però a me sembrano troppo di stampo anglosassone, buono per loro, meno per noi.

    Credo che il titolo costi molto e nel questionario ci trovo dei prerequisiti formali/nozionistici/patriottici/puritani che mi fanno sorridere. Quanti italiani DOC supererebbero un test del genere per l’Italia? Che garanzie ci darebbe?
    Certo, se uno deve ad esempio ricoprire cariche pubbliche deve avere i fondamentali a posto, ma questo ci sarebbe già (concorsi, esami, capacità di competere per le elezioni ecc)

    Il principio dei pieni diritti (e doveri of course) civici degli immigrati è sancito come sacrosanto anche in una terra molto razzista come l’Australia. Rimarrebbe solo da discutere sul come effettuare la selezione qui da noi, magari lasciando stare l’inno di Mameli et similia.

    Faccio anche notare che i nostri vicini europei stanno chi più chi meno tutti aprendo al voto e all’eleggibilità degli immigrati.
    Da noi nel frattempo stanno arrivando immigrati con i polpastrelli amputati per aggirare le leggi anti-immigrazione… tanto non votano

    Sarebbe molto ma molto più importante inibire l’eleggibilità a tutti i condannati per reati seri: tutti, che siano bianchi o neri, gay o etero, cattolici o ebrei.
    Purtroppo la realtà è che siamo governati da un’accozzaglia di delinquenti pluticondannati, furbetti vari e incapaci che decide le nostre sorti con il nostro assenso e la ns delega.

    Ma però sono italiani. Bene, bene, contenti voi…

  8. Forse ci sarà una ‘via italiana’ alla cittadinanza, ma quella Australiana rappresenta un’esperienza interessante.
    Gli australiani, molto meno rigidi di me, danno forse per scontato che nessuno potrà mai modificare the australian way of life.
    Io, ribadisco, vorrei essere tanto sicuro che la maturità democratica dei ‘kaijin’ non venga ammessa solo per preconcetto.

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