Marin Faliero – Il Blog Sono caustico, me ne rendo conto

19set/088

Non avevo mai visto nessuno esultare per il proprio licenziamento

Fino ad oggi si pensava che la perdita del posto di lavoro potesse essere una sciagura umana e personale, soprattutto quando l'alternativa al licenziamento era rappresentata dalla garanzia di ricevere per diversi anni l'80% dello stipendio.

Grazie alla questione Alitalia si aprono nuovi scenari della scienza.

Forse non sono così triste all'idea che non volerò più con questa gente, mi inquieta.

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Commenti (8) Trackback (0)
  1. Pensano, forse a ragione, che qualcuno ( noi – stato) ci metteranno i soldi, comunque vada 8 anni di ammortizzatori sociali non li leva nessuno e se nel frattempo fai un lavoro in nero….
    Diciamo che per come vanno le borse e le banche “finanziarie” internazionali nessun privato sarà cosi’ pazzo da metterci un euro nella vecchia Alitalia.

  2. Io spero, a questo punto, che se ne vadano tutti a casa.
    Tanto per andare a Roma prendo Ryanair con 39 euro. Tiè

  3. Dalle foto io non vedo persone sciupate, tutti “lampadati”, tutti con gadget piu’ o meno costosi…ma sarà forse sono rimasto io alla chiusura delle fabbriche con le tute blu fuori dai cancelli ….

  4. Dopo Lehman attendiamo in riva al fiume che passi un’altra salma
    Prima o poi c’è sempre una resa dei conti

  5. Gli Interessi di una nazione quali sono, si perché se per nazione si intende la popolazione che ci vive allora il loro interesse è quello di lavorare con un regolare stipendio,con un orario regolare,
    in un azienda che favorisce chi lavora bene e licenzia chi non fa il proprio dovere, gestita da un menagement serio preparato responsabile libero di intervenire a tempo debito e in grado interpretare e adeguarsi ai cambiamenti continui del mercato in cui opera l’azienda.
    Se invece per nazione si intende la classe politica italiana e soprattutto la classe bancaria italiana accompagnata da un gran numero di faccendieri allora gli interessi sono quelli di distruggere l’azienda portandola al tracollo finanziario guadagnandoci quanto più possibile, e quando si arriva sull’orlo del fallimento la classe politica farà finta di trovare una via d’uscita proponendo una cordata di faccendieri che avrà l’unico compito di proporre un piano industriale ridicolo accompagnato dalla diminuzione di tutti gli stipendi del 33%, a questo punto interverranno i sindacati e l’affare è risolto,come?
    La politica è salva perché ha proposto la via d’uscita ( la cordata di “Imprenditori Italiani”),
    il fallimento delle trattative è da imputarsi all’irresponsabilità dei sindacati, la cordata di imprenditori non perde la faccia perché protetta dalla politica ribadirà la serietà del loro piano industriale, ed ecco il bello, si arriva al fallimento della azienda che porta alla cassa integrazione (oneri statali) allo smembramento degli assets della società che saranno così venduti senza trattative con i sindacati, senza aste pubbliche, senza vincoli di piani industriali, le banche rientreranno dei loro capitali e, ciliegina sulla torta, l’opinione pubblica, abilmente pilotata dagli organi di informazione, non avrà pietà dei dipendenti licenziati perché li hanno visti in televisione mentre applaudivano dopo il fallimento delle trattative con la cordata. Colpa dei sindacati che non hanno accettato, dei dipendenti che festeggiano il fallito accordo di ridurgli lo stipendio del 33%, Irresponsabili!
    Ma in Italia c’è qualcuno che si chieda di chi è la responsabilità di aver portato Alitalia alla situazione in cui si trova oggi?
    Alitalia è tecnicamente fallita almeno quattro anni fa ma per ragioni politiche è stata nascosta la situazione reale, o piuttosto non è stata pubblicizzata visto che lo stato ha finanziato le perdite fino al mese scorso, e che ad oggi Alitalia brucia 80 milioni di euro al mese, e chi si informa queste cose le conosce.
    Tutto ciò non è colpa degli stipendi ma della mala gestione ormai ventennale della compagnia.
    E la gestione la fa l’imprenditore, che nel caso di Alitalia è lo stato e il management, cioè i politici e la classe dirigente.
    Dove sono stati gli Italiani in questi ultimi 10 anni? Per credere che Alitalia fallisca per colpa di una categoria o dei sindacati sicuramente all’estero, o meglio all’estero guardando solo televisione italiana e giornali italiani. Buon giorno è ora di

  6. Scusate lo sfogo ma credere che esistano persone contente di essere licenziate o di lavorare per un azienda che non si sa se domani esisterà è quantomeno superficiale, soprattutto se si è radicata in noi dopo aver visto un filmato in televisione interpretato ad arte dai vari commentatori.
    Ed è altrettanto superficiale sentenziare sulla mancata accettazione di un lavoratore a lavorare con il 30% di stipendio in meno.
    Se si lavora in un azienda che sta fallendo solo perche pochi eletti hano lucrato sulla compagnia ed altri per inettitudine o per incompetenza non hanno saputo gestirla e sono tutti usciti con stipendi, liquidazioni, buoniuscita da sogno, perchè 20000 o 30000 persone dovrebbero accettare di sacrificare il 30% del proprio stipendio? e se non lo fanno essere additati come irresponsabili?
    Non sono imprenditore ma da qualsiasi testo di economia si evince che la gestione di un azienda sana dipende dalla gestione degli ivestimenti, dai piani industriali, dalle politiche commerciali, dall’organizzazione del lavoro, dalla corretta scelta di chi e quanto assumere, dalla capacità di assumere decisioni e di intevenire e prevenire i cambiamenti del mercato in cui si opera.
    Nessuna di queste cose in Alitalia è stata fatta negli ultimi dieci anni. E facile ora scaricare le responsabilità su un gruppo di dipendenti felici di aver vinto una battaglia di principio, coscienti di non poter vincere la battaglia per un lavoro in un azienda vera.
    Un saluto

  7. @andrafil 1° commento
    deve esserti rimasta sulla tastiera l’ultima frase, ma penso di aver colto il senso del tuo commento.
    Non c’è più tempo per i processi alla storia dell’Alitalia, gestita male da un management asservito ad una politica ed un sindacato ossequiente ad un’altra.
    Emblematico il caso del comparto Cargo, 30 piloti per aereo, o della commissione incaricata di scegliere il nome degli aeromobili.
    Chi può sostenere di non averlo saputo?
    Una massaia avrebbe fatto meglio di tutti loro, perchè è abituata a lavare, cucinare, pagare i fornitori, migliorare i servizi, con le risorse che ha a disposizione.
    Nessun rimpianto per questo gigantesco fossile della prima repubblica, dove stavano parcheggiati molti amici degli amici.
    Peccato che qualcuno non abbia realizzato che ‘è sempre meglio un asino vivo di un eroe morto’.

    @andreafil 2° commento
    Nessuno sentenzia superficialmente, stai tranquillo.
    I cortei ululanti “meglio falliti che in mano a quei banditi” non li ho organizzati io, e gli ululati da stadio alle balaustre nemmeno.
    Che i piloti siano felici di aver vinto una battaglia di principio mi rallegra. Molto meno la considerazione che tra 3 o 4 mesi potrebbero volare per una compagnia asiatica o europea, mentre altre migliaia di persone (con professionalità meno richieste) saranno rimaste al palo, o meglio ‘a terra’.
    Le forme di lotta sindacale non possono prescindere dalle reali prospettive di una azienda che perde milioni di euro al giorno e rischia il ritiro della licenza Enac.
    Anni fa tutti i lavoratori della Volkswagen si sono autoridotti gli orari di lavoro per consentire all’azienda di contenere al minimo gli esuberi, ma si sa, i tedeschi sono gente pratica.

  8. Alla Volkswagen i dipendenti erano fiduciosi della corretta gestione dell’ azienda e del piano aziendale,il management è rimasto li e si è ridotto lo stipendio, in Alitalia il management è appena scappato, con molti soldi sotto il braccio, sotto gli occhi di tutti, e ai dipendenti si chiede un sacrificio per ripianare i furti o le incompetenze di gente che si è fatta ricca senza conseguenze.
    Le prospettive dell’azienda, forse proprio quelle sono il problema, è vero non è più tempo dei processi all’Alitalia, come non è più tempo di piani industriali, l’asino è morto da tempo e nessuno può riportarlo in vita ormai. Ci dovevamo preoccupare prima.
    Un Saluto, e spero questa volta di non aver lasciato frasi sulla tastiera.


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