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Campo nomadi di Mestre, cosa ne pensate?

foto da Flickr (miss Cleo MOore)
Da un paio di giorni si polemizza, da una parte e dall'altra, sulla costruzione del campo nomadi di Mestre.
Il Sindaco di Venezia, Massimo Cacciari, afferma che la decisione di allestire la struttura è ormai risalente a oltre 10 anni fa, i leghisti chiedono che i 2,8 milioni di euro necessari per urbanizzazione ed edificazione siano destinati ai 2.000 veneziani in graduatoria per una casa popolare.
Voi che ne pensate?




giugno 4th, 2008 - 17:57
Rispondo con una domanda:
cos’è che deve distinguere un veneziano da un non veneziano? O in senso più generale un cittadino con diritti da uno senza diritti?
Il colore della pelle (ho un amico di Conegliano che me lo scambiano per un tunisino), il luogo di nascita (ho la fidanzata italianissima, nata ad Addis Abeba), la lingua (un altro amico cimut udinese nato in Australia parla meglio inglese che italiano), la residenza (gli italiani all’estero votano anche se si sono dimenticati la patria, gli stranieri che da una vita pagano le tasse in Italia, no) o il matrimonio? (quante splendide fanciulle cubane hanno il passaporto italiano grazie a false nozze!)
La Venezia e l’Italia di oggi sono frutto di millenarie transumanze di popoli di ogni genere. Sangue, religioni, lingue e tratti somatici si sono mescolati da fuori a dentro (immigrazione) e da dentro a fuori (emigrazione) sin dall’antichità
Purtroppo devo anche riconoscere che viste in TV le due parti a confronto, si capisce chiaramente perchè la destra ha vinto le elezioni.
Non tira proprio aria di solidarietà, apertura e integrazione: mala tempora currunt!
giugno 4th, 2008 - 20:15
>cos’è che deve distinguere un veneziano da un non veneziano?<
Nulla
Rovescio la domanda che mi viene proposta:
Che differenza c’è tra
un
non veneziano
ed
un veneziano?
Di nuovo Nulla
L’auto-razzismo, invece, è a sua volta un problema concreto, una partita a calcio giocata deliberatamente in 8 contro 11 che a molti tifosi spiace perdere.
Deve essere motivo di riflessione la circostanza che assegna ad una piccola parte della grande comunità, quella sinti italiana e veneziana, oltre 3 milioni di euro a tutela di sè stessa.
Le abitazioni sono costruite dal comune a favore dell’etnia sinti, aggirando così il problema delle graduatorie che rimangono come un macigno a carico delle famiglie (italiane e straniere ma non ‘etniche’) che attendono un alloggio popolare.
Il timore di generare disuguaglianza impedisce che vi possa essere una reale uguaglianza.
Anche questo è un fatto.
Se è vero che si tratta di «…gente che sta a Mestre da quarant’anni, sono cittadini veneziani di seconda e terza generazione» (Cacciari) non si comprende perchè debbano essere trattati diversamente.
Questa volta non peggio, ma meglio.
Trattiamoli uguale.
giugno 4th, 2008 - 21:25
Hai toccato un problema grande e serio che nessuno dei ns politici (ovviamente…) affronta, il problema della casa.
La maggior parte delle ns case popolari risalgono al dopoguerra, da molti decenni l’edilizia sociale è sparita dai programmi dei politici, nazionali e locali.
La situazione è veramente drammatica: da una parte tantissimi in cerca di un tetto abbordabile, dall’altra amministratori pubblici e palazzinari che si arricchiscono in modo smisurato lanciandosi in azzardatissime speculazioni ai danni dei cittadini (=noi) e del territorio. Veri e propri saccheggi che hanno distrutto molte città italiane come ad esempio Roma.
Trovo impopolare ma per vari motivi encomiabile l’iniziativa veneziana. Non sono invece in grado di giudicare se è davvero una forma di razzismo alla rovescia, andrebbe approfondito e chiarito.
Resto preoccupato per il crescente clima da olio di ricino verso il diverso e la mancanza di una visione strategica dei problemi.
Il problema della casa non si risolve boicottando una delle poche iniziative “costruttive” che da 10 anni attende il via, tra l’altro con l’avvallo di Stato e regione.
A me sembra un’iniziativa forse iniqua ma probabilmente migliore dell’imperante nulla o della vergognosa speculazione immobiliare. Tanto più che ha importanti finalità di integrazione e inserimento sociale di gente che da 40 anni vive a Venezia “border line”
In Italia per fortuna sino ad oggi abbiamo preferito un colpevole libero ad un innocente sulla forca.
Temo però che questa foia di intolleranza ci faccia tornare verso il medioevo
giugno 4th, 2008 - 21:59
l’iniziativa di costruire case popolari e’ senza dubbio encomiabile , ma perche’ non hanno tutti gli stessi diritti di iscriversi nelle graduatorie indipendentemente dalla nazionalita’?
Perche’ i veneziani non possono partecipare? Ha ragione Giorgio quando parla di razzismo alla rovescia.
Mi spiace ripetere sempre le stesse cose, ma pare che il buonsenso non esista piu’ e che ci sia una perversa volonta’ di creare inutili tensioni per cavalcarle a proprio piacimento ( un po’ dalla destra e un po’ dalla sinistra)
giugno 4th, 2008 - 23:13
Piano, il dato (se corretto) è questo:
1) i sinti sono una etnia da tutelare con l’investimento necessario ad urbanizzare un’area di 23.000 mq da destinare a campo (con laghetto e campo di calcio);
2) 2.000 non-sinti attendono in fila un alloggio popolare, a fitto o prezzo ‘calmierato’.
Le due corsie, evidentemente, non conducono al medesimo casello.
Anche a voler ammettere la bontà dell’iniziativa dell’amministrazione comunale veneziana si giunge alla conclusione che 10 anni fa ci si è preoccupati di realizzare un piano ‘politically correct’, ignorando (o sottovalutando) esigenze di carattere generale.
Con i tempi della politica italiana oggi si giunge all’incasso della sola iniziativa a tutela della minoranza, con un ‘timing’ impressionante se si considera il risultato delle elezioni.
Politica, lungimiranza e buona amministrazione qualche volta sono andate d’accordo, anche a Venezia.
giugno 5th, 2008 - 11:30
Immaginate che felice il veneziano (notoriamente bellicoso e intransigente) che si ritrova assegnato un appartamento in un villaggio popolare insieme, tra gli altri, a un pò di Sinti……