Marin Faliero – Il Blog Sono caustico, me ne rendo conto

14gen/120

S&P declassa il rating italiano da AA+ a HAHAHA

Scusate ... ma mi faceva troppo ridere. Vabbè, lunedì è il mio compleanno, portate pazienza

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11gen/120

Qualche considerazione contro le Liberalizzazioni

Nutro un epidermico fastidio per la parola 'liberalizzazioni', perchè sino ad ora sono state fatte senza alcuna alba (e neanche tramonto).

Voglio allora provare a confondervi un po' le idee,  ed aprire qualche piccola breccia nel dogma, recitato come un mantra dal Manzanarre al Reno, che eliminare ogni regola presente porti a maggior lavoro, maggior competizione e quindi, di conseguenza, minori costi dei servizi.

Che molte siano frottole lo ha già bèn dimostrato il precedente della RCA (o Responsabilità Civile Autoveicoli) dove al prezzo tariffario fissato dallo Stato (sino al 1994) non si è sostituita la competizione tra le Compagnie Assicurative, ma solo la possibilità di maggior profitto per i loro azionisti, tanto da far quasi triplicare i costi per i cittadini in meno di venti anni.

La spiegazione allora data, che lo Stato stabiliva un compenso per i rischi che assumevano altri soggetti (oltre al solito ridicolo auspicio: "Adesso scannatevi per strapparvi i clienti!"), viene agevolmente smentita pensando alle Assicurazioni che negli anni precedenti il 1994 si erano ritirate dal mercato dell'auto perchè poco remunerativo: nessuna.

Spendiamo qualche considerazione 'non allineata' sulla liberalizzazione delle professioni.

Nella mia categoria, sono avvocato, la concorrenza è già spietata da diverso tempo, frutto dell'inarrestabile incremento negli anni degli operatori sul mercato.

Nel Veneto, dove vivo, una popolazione di circa 5 milioni di abitanti rappresenta il bacino nel quale sgomitano quasi 2.000 legali, oltre alle numerose strutture che si occupano di consulenze varie, infortunistica e recupero crediti.

Il mercato è quindi saturo, tanto da far apparire irresponsabile una massiccia apertura verso nuovi attori.

E' una questione di numeri, non di favolette sugli anni di studio o sulla professionalità, o sul controllo disciplinare degli Ordini.

Non mancano giovani colleghi che già oggi sono disposti a collaborazioni remunerate con 900/1.000 euro mensili, meno di un saldatore, e sulla stretta osservanza dei minimi tariffari stendo un velo pietoso.

Certamente pleonastico liberalizzare un mercato simile, quindi, ben più utile sarebbe invece regolamentare la pratica professionale tanto dal punto di vista retributivo che previdenziale.

Ma sono molte le 'caste' di liberi professionisti già inflazionate, del resto, tanto che pure avvocati, architetti e commercialisti 'di stirpe' (quelli che subentrano in studi già avviati) spesso vedono nettamente ridimensionate le proprie aspettative.

L'agio 'per inerzia', tipico delle vere rendite di posizione, da molto tempo non è più così scontato.

Non voglio comunque che queste mie considerazioni appaiano una piagnucolosa difesa travestita delle cosiddette 'professioni liberali', che si intervenga pure ad ampio raggio, anche se a mio modesto avviso senza una reale necessità.

Lo stesso problema si era presentato anni addietro con i medici, qualcuno lo ricorderà, ritrovatisi praticamente con un malato 'di riferimento' a testa.

Il tempo ed il buon senso di chi si iscriveva all'Università hanno riequilibrato quel mercato.

Diversa attenzione andrà prestata in altri ambiti.

Come nel settore farmaceutico, per esempio, per non desertificare quella rete distributiva che permette ai malati di ogni latitudine (e censo) la fruibilità delle terapie.

Nei piccoli centri dove sovente mancano (o vengono chiuse) le strutture sanitarie, infatti, le farmacie rappresentano un presidio della qualità di vita dei cittadini meno indipendenti o fortunati, altrimenti costretti a scomodi spostamenti per reperire i medicinali.

In un paese sempre più vecchio, dove i prezzi dei farmaci più importanti sono controllati dall'AIFA (quindi non soggetti a sensibili fluttuazioni di mercato), vale allora la pena di  confinare i farmacisti nei Carrefour o nelle Ipercoop? Per pagare qualche centesimo di meno l'Imodium o l'Aspirina?

Quand'anche quella dei farmacisti fosse una "lobby", penso si tratti di una casta da preservare perchè oggi offre un vantaggio non evidente ma tangibile, anzichè sacrificarla avendo in cambio un possibile (e risibile) risparmio economico.

Ho portato solo un paio di esempi, certo, ma spero di avervi dimostrato che nel nostro sistema le Liberalizzazioni possono dimostrarsi provvedimenti vuoti o persino dannosi.

Non sono una strada da percorrere ad occhi chiusi solo perchè sembrano in questo momento la panacea di tutti i mali, ma una opportunità da percorrere con responsabilità e senso della prospettiva a medio/lungo termine.

Riflettete, soprattutto se vi siete dichiarati contro la liberalizzazione dell'acqua.

Chiedetevi perchè lo avete fatto, allora.

 

 

 

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6dic/111

No, caro Monti, non ci siamo proprio

Pensavamo che l'Uomo del Destino possedesse doti non comuni, che il credito degli italiani con la fortuna e la sensibilità di Napolitano avessero fatto il resto.

Ad essere sincero i provvedimenti predisposti dal governo Monti non mi hanno poi così sorpreso, si poteva benissimo immaginare su cosa sarebbe intervenuto un funzionario di banca di quasi 69 anni che ha trascorso la sua vita nei board delle varie istituzioni finanziarie.

Semplicemente sui conti, e così è stato.

Nel rincorrersi di ipotesi su questo o quell'intervento dell'Uomo del Destino, infatti,  mi sono fatto distrarre dall'euforia collettiva, che gli calava addosso qualità che ragionevolmente non poteva possedere.

Non è un politico ma un contabile, non uno statista ma un buon amministratore.

Reintroduce la tassa sulla prima casa, invece di massacrare quelli che hanno intestato alla moglie tabià, trulli e dammusi, semplicemente perchè gli serviva il parco buoi più vasto (e stabile) sul quale applicare il prelievo fiscale, alza l'IVA per compensare la perdita di gettito ed introduce una nuova accisa sui carburanti.

Il prezzo delle sigarette, credetemi,  non lo aumenta solo perchè oramai le fumano pochi Panda in via di estinzione.

Questo sarebbe quindi il Danubio del Pensiero su quale l'antiberlusconismo ha investito la propria parte di credibilità verso gli italiani, non avendo che un Bersani da offrire in alternativa.

Riconoscerlo come probabile salvatore della Patria non sembra molto diverso dal dire che Ruby è la nipote di Mubarak.

Quando avremo tranquillizzato i mercati ed i nostri creditori ci ritroveremo al punto di partenza, perchè i paesi emergenti avranno continuato a sottrarci lavoro e ricchezza, il nostro impoverimento si sarà tutt'altro che arrestato, i dipendenti delle Provincie (sempre che ne aboliscano qualcuna) saranno confluiti in Regioni o Comuni.

Siamo per buona parte un popolo di pensionati (circa 18 milioni), ci piaccia o meno, e solo gli assegni fino a 960 € (circa 5 milioni) saranno indicizzati all'inflazione (mentre l'IVA aumenta per tutti), con buona pace di consumi interni già ridotti all'essenziale.

I creditori istituzionali saranno sicuramente lieti di veder aumentate le proprie possibilità di rimborso, ce ne presteranno forse ancora, ma quei quattrini finiranno ancora a sostenere un sistema industriale ed economico spazzato dalla Storia e dall'incapacità dei politici, che presto o tardi (temo presto) ci presenterà il conto.

Spiegatemi il senso di investire risorse per sostenere un lavoro, sia esso a tempo determinato o indeterminato, in un Pease destinato a trasformare le materie prime acquistate da altri, quando quel ruolo appartiene già da tempo ai paesi emergenti, che le materie prime se le trovano pure in casa.

Fino a quando perseveremo su questa strada non avremo speranze, e ci negeremo pure la possibilità di sperimentarne altre, fossero anche sbagliate.

O il mondo occidentale ritorna competitivo con pesanti dazi, che scoraggino l'esodo delle manifatture, oppure è meglio che cambiamo 'mestiere'.

Questo mi auguravo facesse Monti, che sistemando i conti, fiero a prua, indicasse una nuova rotta per la nostra nave, che come un imprenditore di razza individuasse nuovi mercati, che magari dicesse: "Che ne dite ragazzi di puntare sul turismo? Di incentivarlo finchè i privati avranno ancora qualche soldo da investire in proprio? Che ne dite  di favorire la ricerca? Magari pretendiamo una % sui profitti da brevetto? Che ne pensate di insegnare nelle scuole come progettare una 'app'?".

E invece no, siamo ancora ad inseguire Cipputi, a tassargli la casa per pagare la cassaintegrazione del figlio, che lavorava in una tessitura ma ora può acquistare camicie da 12 €.

 

 

 

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23nov/110

Di solito nessun tacchino festeggia il Natale

Altra singolare anomalia che ci regala la breve esperienza di governo del professor Monti, dopo quella descritta nel post precedente, è la rassegnata disponibilità degli italiani alla sodomizzazione per vie istutizionali.

Mentre il Premier lavora (con grande discrezione) al primo Consiglio dei Ministri senza aver proferito verbo sui suoi intenti, sui media di ogni tipo compaiono i postulatori degli aumenti dell'IVA, dell'innalzamento dell'età pensionabile, della flessibilità nel mercato del lavoro, della reintroduzione dell'ICI, delle patrimoniali, dei prelievi forzosi, dei tagli a privilegi e diritti acquisiti.

Ci si impegnano perfino politici di lunga data che hanno contribuito disinvoltamente alla nostra situazione attuale, sorvolandoci in elicottero per andare ad un qualche Gran Premio.

Cose mai viste nè sentite per quarant'anni, per le quali un qualsiasi governo sarebbe caduto già nel parcheggio di Montecitorio.

Non fiatano o mobilitano partiti e sindacati e confindustrie, anzi, persino Repubblica rinuncia alla consueta raccolta di firme patrocinata da Saviano.

E Natale, per i tacchini diventati improvvisamente muti, si sta avvicinando.

 

 

 

 

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19nov/113

L’uomo del destino

Uno degli aspetti più interessanti della recente crisi politica è il rinato interesse degli italiani per l'uomo del destino.

Altro il Professor Monti non può essere, visto che fino a 10 giorni fa era sconosciuto a buona parte degli italiani che adesso lo acclamano, e che nessuno di noi lo ha votato.

Non è nemmeno stato inserito in una qualsiasi delle liste di quelli che fino a ieri venivano riconosciuti come i leader democratici, timonieri indiscussi delle pulsioni politiche nazionali, di destra e sinistra.

Mario Monti, senza volerlo, ha sdoganato l'ipocrisia che ha accompagnato la nostra indole  di governati dal dopoguerra in poi, ha incarnato il desiderio collettivo di avere nella stanza dei bottoni una personalità che prenda delle decisioni non sindacabili all'infinito.

In pratica ci siamo dichiarati, in questi giorni, dopo aver pagato il fìo dell'uomo in orbace e l'aspirazione di quello in colbacco.

Aut Monti, aut nihil

 

 

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14nov/110

Incrociamo le dita

Seguo con una certa tenerezza le discussioni che stanno seguendo, su tutti i media, il conferimento dell'incarico al professor Mario Monti.

E' un colpo di stato delle banche, no, solo di Goldman Sachs, no ,un commissariamento dell'Italia da parte dell'asse franco-tedesco, neppure, una forzatura della rappresentatività popolare perchè prepara misure dolorose un burocrate neppure eletto.

Nessuno, mi pare, ha ancora capito fino in fondo che Mario Monti è la sola possibilità (esclusa forse una dittatura) che nel nostro Paese siano prese decisioni rettilinee, senza quelle mediazioni politiche che spesso e volentieri impediscono di colpire interessi, gli 'amici' ed i bacini elettorali, smorzando ogni capacità di produrre quegli effetti che sarebbero stati utili alla collettività.

Forse lui potrà , tanto per cominciare, ridurre il peso della cosiddetta 'casta' o del pubbligo impiego, intervenire su stipendi e prebende pubbliche, allontanare cortigiani, consulenti inutili, parenti ed affini parcheggiati nei vari enti, eliminare i cartelli che gravano sul nostro quotidiano, risolvere paradossi che non possiamo più permetterci.

Se non una persona con le sue caratteristiche, in questo preciso momento storico, chi altro potrebbe godere di un minimo di libertà di azione?

Insomma, io sono 'moderatamente fiducioso' anche se i numeri ci raccontano che non potrà muoversi senza qualche compromesso per realizzare ciò che reputa necessario.

Temo, anzi, che appena si rifiuterà di scendere a patti risalirà " ... in disordine e senza speranza la valle che aveva disceso con orgogliosa sicurezza."

Speriamo bene, oggi l'alternativa sarebbe votare uno dei fedelissimi dei vari gerontocrati che hanno già fallito nel passato.

 

 

 

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27ott/111

Domani o dopodomani

In questi giorni non ho visto un solo giornale sottolineare i benefici che assicurerà alla popolazione europea lo 'storm braining' di Bruxelles.

I leaders dei paesi dell'eurozona, del resto, si sono ritrovati per sistemare i conti della Grecia (che restituirà il 50% del valore nominale dei titoli di stato che ha venduto in questi anni - prevalentemente a banche francesi e tedesche), creare un fondo-colletta che restituisca quei soldi alle stesse banche, chiedere al nostro paese di comprimere alcune spese per garantire il proprio apporto economico futuro.

Per farla breve: la Grecia è salva, le banche anche (purtroppo non potranno però distribuire bonus e dividendi per qualche anno), l'Italia pure.

Eppure non sono così sollevato, e mi sfugge il meccanismo che determinerà la ripresa, anche se sono sicuro che in parte dovrò finanziarla io.

Perchè, infatti, mi pare che oltre agli assetti finanziari non vengano nemmeno sfiorati quei problemi che in questi dieci anni tutti abbiamo potuto toccare con mano.

Il quotidiano è fatto di troppi coetanei incentivati all'esodo per delocalizzazioni varie, di negozi chiusi o sfitti, di centri commerciali aperti in ogni angolo, di famiglie strozzate, di liberalizzazioni penalizzanti, di manifatture chiuse e laboratori cinesi aperti.

Magari ne parleranno nei prossimi giorni, avrio metaavrio, αύριο μεθαύριο

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5ott/111

Cervelli declassati

Poco fa la Rai, la cui perfidia è sopraffina, ha mandato in onda un breve filmato su Enrico Mattei, fondatore dell'Eni e protagonista degli anni del boom economico, a breve distanza da una trasmissione nella quale avevano starnazzato Formigoni, Bondi e Di Pietro.

Ho avvertito un certo fastidio

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13giu/110

Bravi, cittadini, ancora uno sforzo

Al solito oggi hanno vinto tutti, si congratulano, festeggiano, richiedono, programmano, indicono conferenze stampa.

Eppure, nel mio intimo sono assolutamente convinto che abbiano perso tutti, e che abbiano vinto gli italiani.

Non è retorica spiccia, ma bensì una constatazione determinata dall'osservazione dei dati che ho già riportato nei post precedenti.

Ogni apparato è scavalcato, nei referendum e nelle scelte dei candidati, le singole coscienze si sono mobilitate e comunicano la propria 'ostilità' all'establishment, cui non aderiscono passivamente per opportunità di crociera.

Parliamoci chiaro, la gente ha la necessità 'fisiologica' di comprendere che ha detto la sua, che non si è appoggiata a qualcuno che ne faceva malamente le veci.

Loro ancora non lo hanno capito, ma è meglio che sia così, avremo più tempo.

Prossimo passo ragazzi, la riforma della legge elettorale.

E poi, quando saremo ritornati padroni del nostro destino, permetteremo al nostro Paese di scommettere ancora sulle proprie capacità di sorprendere, senza consegnarci ai Prodi o Berlusconi di turno.

Sbagliare è concesso, ma vivacchiare è peggio.

Grazie per oggi, a chiunque

 

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24mag/110

Tramonti amari nel Nord Est

Pochi giorni fa, ancora non c'era il caldo torrido di questi giorni, ho pranzato con un amico artigiano, che chiamerò Giovanni per comodità.

Davanti al piatto mi ha raccontato una breve storia che vi volevo riferire, simile a molte altre, forse, ma carica di effetto in quello che pochi anni fa veniva considerato un distretto produttivo formidabile, di esempio per tutto il paese.

Giovanni si occupa dell'installazione di impianti fotovoltaici industriali, che in questi ultimi mesi gli hanno dato parecchio filo da torcere vista l'incertezza che regnava sul rinnovo o meno degli incentivi che molte aziende consideravano ormai acquisiti.

Nella ricerca di manodopera, quasi sempre straniera, da impiegare nella conclusione dei cantieri già aperti, si è visto proporre l'"ingaggio" di due italiani, ex impiegati ultraquarantenni provenienti dai settori mobiliero e dal cosiddetto 'distretto dello scarpone', dove fino a qualche tempo fa prosperavano molte aziende produttrici di attrezzature per lo sci.

Per farla breve due 'vittime' rispettivamente di recessione e delocalizzazione, ma in carne ed ossa, non più solo numeri e dati statistici, padani (se mi passate il termine) con una famiglia da mantenere.

Uno, quello che 'proprio no l'è el so mestier', non sarebbe stato riconfermato la settimana seguente seppur a malincuore.

Giuro, su quanto mi è più caro, che ho impiegato un giorno intero per digerire due fette di roastbeff.

 

 

 

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